It’s turning back around

Il buon 2010 si vede dal mattino, così ieri sera mi è capitata fra le mani l’occasione propizia per scrivere il mio primo pezzo e non posso che coglierla al volo come un bastardino fa col suo frisbee: i Soundgarden si riuniscono. Me l’ha detto paranoise, che voleva scriverci su un post ironico e tagliente dei suoi; l’ho pregato di lasciare a me l’incombenza perché (e così cominciate a capire le dinamiche di questo blog), io non sono poi così esperto di musica noiosa. Per dire, dei dischi citati da bobby ho ascoltato un paio di album (peraltro classificati fra i peggiori) e gli Zu, e questo perché dentro di me c’è un piccolo hipster che chiava nel sedere un piccolo classicista che chiava nel sedere un esperto musicale, e in questo trenino dell’amore il capotreno è chi sta dietro tutti gli altri.
Un po’ di storia personale (fate finta di avermelo chiesto). Nel 1998 avevo tredici anni ed erano appena usciti quintali di dischi della madonna che il simpatico fratellone mi allungava con la destrezza di un pusher di Scampia. Sto parlando di The Score (1996), CRX (1997) ed Electro-Shock Blues (1998), tanto per fare tre nomi: insomma, non ascoltavo gli Iron Maiden, non ascoltavo musica elettronica (di lì ad un anno avrei comprato Play di Moby, cioè quella serie di registrazioni che ancora permettono al pelato newyorkese di essere considerato un musicista, ma per il rotto della cuffia), due generi che sono il re e la reginetta del metaforico boring prom. In compenso mi facevo peroni carichi di Grunge, quel movimento musicale pieno di camicie orrende e anfibi slacciati tanto per intenderci: prima di scoprire i Melvins e gli Screaming Trees, le mie toste giornate filavano così fra un megatiro a canestro e un disco dei Pearl Jam, degli Alice in Chains, dei Temple of the Dog o dei Soundgarden. Da allora le mie conoscenze non si sono ampliate di molto, se escludete qualche album pubblicato prima del 1970 e probabilmente inserito nella lista di Rolling Stone. Ma dopo questo coming out (ah, no: devo anche confessarvi che ho comprato un disco dei Backstreet Boys per far colpo su una ragazzina alle medie; ora ho detto tutto), torniamo a bomba sull’argomento.
Uno dei dischi della madonna di cui sopra era proprio dei Soundgarden, un gruppo che non sono mai riuscito a prendere troppo sul serio o a capire fino in fondo, perché secondo me se fai uscire un disco come Down on the upside (1996) e poi ti sciogli, o sei scemo oppure l’eroina ti ha sconfitto. Non che le due ipotesi non possano coesistere, a maggior ragione se tredici anni dopo ti ritrovi a fare un disco con Timbaland (chiunque egli/ella/esso sia), ma la possibilità che l’intera operazione di reunion puzzi di “recupero crediti” non è da escludere. Certo che quell’album lì ti lasciava proprio con l’impressione che i quattro puzzolenti eroinomani potessero tranquillamente rovinarsi con le proprie mani per almeno altri dieci anni, ed ora che di anni ne sono passati quattordici ed io ascolto sempre la stessa musica, mi pare bello riprendere da dove ci eravamo lasciati: si dice che uscirà un disco di b-sides (non riregistrate, si spera), ma nulla è certo al riguardo, se non che l’ennesima gloria del rock’n’roll si ricompone come uno zombie alla ricerca di sangue umano. A questo punto bisogna scoprire la mente dietro l’inghippo, perché Chris Cornell pare non avere problemi economici (mi dicono che ha sposato una giovane ereditiera greca: uomo del secolo) e Matt Cameron se la passa bene nei Pearl Jam (a proposito, qualcuno dovrà avvisarlo che è tornato ad essere batterista dei Soundgarden prima che cominci il tour mondiale con gli altri soci). I sospetti ricadono allora su Kim Thayil e Ben Shepherd (rispettivamente l’uomo di cui invidio la barba e l’uomo che mi ha spinto a suonare il basso con la linea funkeggiante di “Pretty Noose”): due persone che rispetto e sulle quali non riverserei alcuna malignità, tipo diffondendo la voce che si sono sposati e vivono in una roulotte secondo i dettami della sacra chiesa evangelista del procione ermafrodita. A questo punto, la soluzione più improbabile deve essere quella giusta, cioè che i Soundgarden li ho riuniti io per fare pendant con i Litfiba, ma rimane sempre attiva l’opzione “Chris Cornell non sapeva come aggiornare il suo Twitter”. Comunque sia andata, io il disco di b-sides (ammesso che esca veramente) lo compro e ve lo consiglio a prescindere, per una serie di ragioni futili:
– Chris Cornell non condivide più i capelli con Morgan (anche se forse ora condivide i neuroni con River Phoenix, ma questa è un’altra storia);
– i pezzi sono stati composti e registrati prima di ‘sta roba;
– Matt Cameron picchiava duro, ai tempi;
– se siete stati un pochino fan dei Soundgarden, dovete conquistarvi il diritto di stroncare per primi l’operazione commerciale, ma nel frattempo avete l’obbligo morale di farvi colare lagrime luccicanti dagli occhi arrossati dal thc. (Io l’avevo detto che l’hipster inchiappetta tutti quanti).

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no, non ho detto noglia.
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3 risposte a It’s turning back around

  1. il samoano ha detto:

    volevo dire un paro di cose sulla notizia1. avevo capito che cornell era un merda prima di molti altri, quando ho visto gli audioslave (ok, ok, ma era prima dell'uscita del primo disco, ed era all'alcatraz, e volevo vedere i 3 ratm da vicino suonare), oltre a essere svociato, e vabbè, si è tolto la maglietta e dai pantaloni a vita bassissima si vedeva che si era rasato intorno al cazzo. comportamento rock'n'roll 0%, a meno che tu non sia un pornostar. 2 Kim Thayil è l'unico che stimo dei sg, e tanto anche. ricordo la collaborazione con sunn o))) e boris, il pezzo dei probot con wino (mi pare) e altre robe se non belle, quantomeno umane. e usa la guild s-100, che mi comprerò prima o poi.conclusione: in realtà me lo aspettavo, onestamente mi aspetto la reunion di chiunque ultimamente. ma ci sta anche dai, non sempre è una merda. peccato nei soudgarden ci sia il chris cornell di oggi.

  2. Anonymous ha detto:

    tutto ciò non è per niente noioso. Sono Manu eh, ribadisco: i soundgarden non sono noiosi.

  3. cratete ha detto:

    eh scusami, ci hai ragione. ma cosa devo farci? sono un tipo poco noioso.

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