Musica per vene aperte

La storia è questa. C’ero io che volevo menare un tizio perché si era fatto la mia ex. Incazzato, rancoroso, passivo-aggressivo, fino a quando (giustamente) giungo a sbattermene i coglioni.

Nel frattempo mi ricordo che questo tizio suonava in un gruppo: vado a recuperare il loro disco che avevo scaricato gratuitamente da un celebre sito di sottotitoli ed avevo ascoltato con leggerezza, cassandolo. Decido che lo devo riascoltare, per cassarlo di nuovo, ma questa volta a priori. Invece no, perdio, mi piace. Mi struggo per ben dieci minuti, provo a riascoltarlo e mi piace di nuovo. Il gruppo si chiama Fine Before You Came e il disco è “S F O R T U N A”, una parola che pensavo si addicesse all’anno appena trascorso, ed è proprio così, e non a caso questo disco finisce nella classifica degli album del 2009 redatta da paranoise. Non ne parlerò, perché è già roba vecchia.

Nel frattempo la mia vita cambia e l’indifferenza per il tizio si trasforma in dimenticanza. Poi, una settimana fa vengo a sapere che è uscito un bel disco, un EP si direbbe. Seguo il consiglio, ascolto e mi accorgo che qualcosa non mi è nuovo, che ho già sentito da qualche parte quella voce e quelle liriche così tristi ma concise e potenti, come se a Cocciante fossero cresciute le palle, tanto per capirci. Indago e scopro che il cantante di questo gruppo, i Verme, è lo stesso dei sopracitati FBYC. Di questo EP (“un verme è sempre un verme”) parlerò, perché trattasi di roba nuova e scaricabile.
Dei quattro brani il pezzo migliore è Ossimoro, su questo non ci piove: “Potremmo parlare per 7 ore di un ossimoro, ma io lo sento quello che non dici ed è bello come te”, punto e basta. Che ti vien da dire: cosa significherà? Sarò scemo io che non lo capisco? No, non sei scemo, è che non tutti raggiungono quel livello di interleggibilità musicale e letteraria che alcuni idioti chiamano cantautorato. Quelle parole scarne stanno bene lì, proprio dopo quell’intro un po’ grunge, un po’ noise, poche e isolate in un deliquio sospeso fra Joey Ramone e Giuseppe Ungaretti. In sostanza, anche questo disco mi piace (è una maledizione). Per il resto non so che dire di questo genere, che mi dicono essere emocore: posso solo dire che il progetto convince perché prende quello che mi piaceva dei FBYC e lo sfronda di quello che non serve, la prolissità e il solipsismo. Lo sfronda anche del tizio? Può essere, non ne ho idea: non scordatevi che ormai me ne sbatto i coglioni.

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no, non ho detto noglia.
Questa voce è stata pubblicata in dischi 2010, musica italiana. Contrassegna il permalink.

2 risposte a Musica per vene aperte

  1. iggy ha detto:

    salcazzo perché ma mi aspettavo qualcosa di più sofisticato.. tradito dalla poetica dei testi?

  2. cratete ha detto:

    è pur sempre rocchenroll, e di quello sporco. la sofisticazione lasciamola a Brian Ferry. qui ci sta l'involuzione dei testi: è una scelta (o almeno credo) di contrasto.

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