Manate in faccia

Una settimana fa la crew di musicanoiosa quasi al completo ha incontrato gli Uochi Toki al Tambourine di Seregno. Alla fine del concerto, di cui non potrei mai dire qualcosa che non sia già stato detto e che quindi lascerò descrivere (per quanto…) alle foto, mi sono avvicinato per parlare con Napo al banchetto dei cd. Avevo in mente di intervistarlo in quell’hic et nunc di impressioni sovraeccitate, come un bimbo interroga il padre dopo un ceffone quando il formicolio si impossessa della sua guancia, ma come al bimbo mancano le parole a me mancavano le domande. Gli faccio: «sei consapevole del fatto che “Libro audio” è senza dubbio una delle migliori cose uscite nel 2009?», e lui: «Perché prendi un anno come riferimento? Perché non, ad esempio, un intervallo di 41 giorni?».
Era chiaro che quell’intervista non s’aveva da fare, non in quel contesto, così dopo qualche considerazione estemporanea sul tempo e sull’attualità ci siamo ripromessi un colloquio via-mail. Due giorni dopo gli scrissi che mi spiaceva non aver ancora comprato una copia originale del loro ultimo disco e gli chiedevo scusa per aver usato senza permesso, in un’altra vita-di-blogger, alcuni disegni tratti dal suo blog LapisNiger, al che Napo mi rispose: “Non tengo così tanto al copyright. Come saprai, la necessità forte e sistematicizzata di tributare qualche cosa all’autore di un’opera è nata ai tempi dell’inquisizione per poter meglio individuare i colpevoli di certe stesure dannose. Se si potesse ottenere l’effetto Omero sulla tracciabilità delle opere, sarei più contento. (ma anche l’effetto Socrate o Diogene non mi dispiacerebbero)”. Bam! Era ora di cominciare questa maledetta intervista, o non ne sarei uscito vivo.

Intanto, come sta il Fele? Dov’è? Cosa fa? Salutatemelo.

Napo: Sarebbe più interessante sapere che immagine hai tu, intervistatore, di questa persona chiamata Fele e quali siano i motivi che suscitano in te interesse nei suoi riguardi. Proprio in questi giorni ci stiamo occupando di scoprire come e perché vengano selezionati gli eventi e le persone alle quali interessarsi nell’ambito musicale (ma anche in tutti gli altri ambiti). Per farla breve potrei dirti che sappiamo dov’è cosa fa e come sta il Fele, solo nei saltuari momenti in cui è in nostra compagnia, per il resto non sappiamo quasi niente di lui.
Rico: Purtroppo in intervista non si può descrivere l’espressione che avrebbe il Fele di fronte all’affermazione: “ti saluta FEDE”. (NdC Fede sarei io)

Quali sono i vostri fumetti preferiti? Io ho amato moltissimo JoJo di Araki, enciclopedico e tarantiniano prima di Tarantino. Se lo amate, saremo amici per sempre.

Napo: Non ho mai letto JoJo. Se parliamo di Amore per i fumetti posso dire che Amo solo Onepiece di Eichiro Oda. Gli altri li leggo, mi ispirano e li trovo interessanti.
Rico: Per fare l’integrato risponderò “fumetti della gleba”; per fare l’esponenziale risponderò “i superamici”; per fare la radice quadrata risponderò “Burp!”.

Cosa vedete di rappresentativo della vostra indole nel Game boy, nei walkie-talkie, nei giochi Fisher Price? E se sono solo madeleines, avete mai usato (“giocato” mi pare eccessivo) il Grillo parlante?

Napo: Non è la consolle a dettare le nostre passioni, bensì i singoli giochi. Le consolle sono dei gusci vuoti e possono essere adorate/rappresentative solo per i feticisti. Quindi capirai che altri collegamenti con “oggetti” ludici ci sfuggono decisamente… Fiscerprais e Walkie talkie sono solo dei nomi scelti con una buona partecipazione del caso.
Rico: Il gruppo musicale sta al genere come il videogioco sta alla consolle. (FISHER PRICE) Fiscerprais e (WALKIE TALKIE) Uochi Toki sono 2 nomi a cui abbiamo potuto attribuire un sacco di bei significati dopo averli scelti. Sapere se abbiamo avuto un game boy o meno servirebbe solo ai lettori per poter dire “hey, ce lo avevo anche io, abbiamo quindi delle cose in comune, potrebbero essere simpatici”: perché illudere i lettori?

Quando scrivete/componete da cosa vi lasciate ispirare? Le vostre canzoni nascono come arringhe satiriche o come frutto di riflessione sugli stimoli culturali sinestetici?

Napo: A dire il vero l’ispirazione arriva in modo abbastanza repentino in momenti inadatti, quindi non ci sono momenti dedicati all’ispirazione. Di conseguenza è impossibile “lasciarsi ispirare”. Folgorazioni. Epifanie. Dettagli stupidi. Sono tutte parolacce che non hanno niente a che fare con l’ispirazione e che non possono aiutare a capire i processi creativi. Ecco, l’unica cosa che potrebbe aiutare a capire i processi creativi nostri o di chiunque altro sarebbe originare dei processi creativi differenti e propri.
Capirai quindi che ci deve essere necessariamente dell’ironia di mezzo quando si parla dei nostri brani in termini di arringhe. Per quanto riguarda la parola Cultura, ha troppi significati per perdere del tempo a mettersi d’accordo su uno di essi. E che nessuno osi dire “che cazzo dici? la cultura è importante” senza prima essersi accordato sul significato del termine, ne abbiamo abbastanza della retorica e dell’acqua ai propri mulini.

Rico: Osservo, rielaboro ed utilizzo. per il prossimo disco userò come distorsione una cassa da stereo collegata ad un amplificatore da 1600W, l’idea mi è venuta a catania vedendo passare una Twingo grigia con l’autoradio a manetta con della musica neomelodica diventata improvvisamente interessante per la quantità esorbitante di armoniche dispari e pari. Quindi è difficile dire da dove arriva tutto, potrei dirti ogni cosa da dove arriva (e anche in quel caso non riuscirei ad essere esauriente).

Vi annoia di più la gente o l’industria discografica? Tra l’altro, cosa si sta registrando al Fiscerprais in questo periodo?

Napo: La distinzione tra gente e industria discografica è puramente arbitraria e noi proviamo raramente il sentimento della noia. In questo periodo al Fiscerprais non sta essendo registrato niente… o sbaglio? Rico che dici?
Rico: La noia o l’entusiasmo rappresentano solo il mio atteggiamento verso le cose non le cose in sé: mi capita spesso di avvicinarmi con il sorriso alle cose (ma non ti dico con che tipo di sorriso). Al Fiscerprais sto lavorando poco (principalmente per le date Uochi Toki). Comunque sono passati di recente i POF! Champagne (side project degli Eterea) ed i Luther Blisset, a marzo i Lossliving.

A proposito di noia, visto che ci manca un manifesto, come vedete il concetto di musica noiosa? Al concerto mi avevi detto che tu definiresti noiose le vostre canzoni e quelle che avevate scelte dopo la performance: quindi la noia è un valore?

Napo: La noia cade nel momento in cui diventa valore. La noia può essere usata solo quando non c’è accordo sul termine noia. La noia non è altro che una speculazione sul linguaggio e sul termine noia. Quando noi ci definiamo noiosi, in realtà non ci stiamo definendo bensì stiamo lanciando un amo a coloro che amano o disprezzano il termine noia.
Rico: Scusate mi sono perso, stiamo parlando del significato di un termine?

Cosa pensate del rap italiano (non necessariamente quello contemporaneo)? E del resto della musica prodotta in Italia? (non uso la locuzione “scena indipendente” perché la detesto, ma vi prego di non parlarmi di Tiziano Ferro solo per dispetto)

Napo: Ecco, questo ce lo chiedono praticamente sempre tutti gli intervistatori e le persone che incontriamo ai concerti. Viene quasi da supporre che a chi fa di questa domanda interessi tantissimo della musica prodotta in italia e che voglia trovare persone che condividono lo stesso interesse. Per noi la musica è un pretesto per mischiare dei contesti avulsi tra di loro, il contesto della riflessione e quello dello svago (se proprio vogliamo definirli); potenzialmente ci può interessare o non interessare qualsiasi musicista che sia rap o non rap. E questa NON E’ una risposta evasiva.
Rico: Cambierò la tua domanda in “avete dei gruppi di origine italiana da suggerire a qualcuno che non riesce da solo a trovare qualcosa di decente perché vittima del concetto che in italia i gruppi fanno tutti schifo?”: Eterea, Zu, INFERNO Sci-fi Grind’n’Roll, Fuzz Orchestra, Zona Mc, Tiziano Ferro. (NdC bastardo!)

Nelle vostre canzoni ricorre il tema del nascondiglio (l’oikos, la norma “lathe biose”, cioè “vivi nascosto”, ma anche la dissimulazione dei personaggi cantati all’interno dei consueti contesti sociali): da cosa fuggite/fuggono (i personaggi) con maggiore energia?

Napo: Veramente la tematica del nascondersi l’abbiamo riveduta in maniera che sia intesa come una “fase progettuale” e solo uno dei personaggi di “Libro audio” la pratica, ovvero il claustrofilo. Per il resto, i personaggi di “Libro audio” si rivelano tutti in pubblico e fanno outing, producono attrito, presentano le loro differenze e la sostenibilità di un modo di vivere considerato non possibile. Trovo che chi si mischia con la movida e con la folla nella socialità sia una persona nascosta. Per capire un nascondiglio è necessario svelarlo, non basta vedere che una persona non è presente in una determinata situazione per poter affermare che si è nascosta.
Rico: Come hai fatto a scoprire che ci sono dei sample nascosti nel disco? Hai guardato lo spettro e la correlazione? Sei il primo che lo nota.

Ascoltando due esibizioni a qualche mese di distanza ho notato alcune differenze sostanziali tra gli arrangiamenti, specialmente ne “L’osservatore” che l’altra sera avete suonato senza batteria, ma in generale c’è una discrepanza sensibile (e del tutto soddisfacente) fra i vostri brani eseguiti dal vivo e quelli registrati sui dischi: si tratta di versioni primordiali precedenti all’incisione o di sperimentazioni? Nei prossimi lavori riproporrete questo contrasto fra esecuzione vocale ritmata e base senza beat (con buona pace dei Meshuggah)?

Napo: Noi non siamo dei musicisti, possiamo quindi fare quel che vogliamo, come vogliamo, adattandolo alle ipotetiche situazioni, come c’è scritto sul manifesto.
Rico: Il disco fotografa un percorso, il live filma un percorso. Sono tutte rappresentazioni di quello che stiamo facendo, ma non quello che stiamo facendo.

Cosa significa la gestualità dell’esibizione? Accompagni con una danza, dirigi un’orchestra immaginaria, disegni nell’aria, evochi lo spirito di Manitù?

Napo: Disegno nell’aria.
Rico: Schiaccio dei pulsanti per attivare e disattivare degli effetti.

Ogni volta che ascolto “I mangiatori di patate” non posso fare a meno di pensarci: qual è la ricetta della carbonara “salsiccia e panna”?

Napo: Le ricette sono per i lettori/lettrici di Donna Moderna. In questo caso non hai che da chiederti quale sia il momento della preparazione più opportuno per aggiungere la salsiccia e la panna ad una carbonara. Forse aggiungere salsiccia alla fine? Oppure farla rosolare con la pancetta? Forse aggiungere la panna all’inizio per vederla inesorabilmente seccare? Oppure aggiungerla al composto di uova sbattute che vengono versate sulla pasta al momento del condimento? Domande retoriche… In realtà le ricette sono il modo peggiore per imparare a cucinare. E questo non vuol dire che in tutti gli ambiti l’esperienza valga più del ragionamento. Di conseguenza, caro intervistatore, intanto compra gli ingredienti e pensa ad un procedimento per astrazione.
Rico: Invita senza preavviso tutti i tuoi amici a casa tua a cena stasera e poi controlla cosa hai nel frigorifero. otterrai una ricetta più interessante e difficilmente riproducibile.

Non so voi, ma a questo punto mi è venuta fame e, vista l’ora (20.20), chiuderei qui. Ah, ma volevate sapere qualcosa sul prossimo album? Vi risponde Napo: “dei pezzi nuovi possiamo dirti poco o niente perché stanno essendo scritti quindi di fatto non esistono. Oppure esistono in parte e le informazioni che potremmo darvi sarebbero frammentarie e per alcuni versi si rivelerebbero sbagliate in futuro”. Buonanotte ai suonatori, ma sono convinto che come i loro concerti, come i precedenti dischi, come le risposte, tutto ciò che uscirà dalle menti degli Uochi Toki non potrà che tradursi nel piacevole correlativo oggettivo di una manata forte ed elegante, fra il setto nasale e le orecchie. Bam!

ps- La questione del Grillo parlante mi è rimasta un po’ qui: dovremo approfondire di nuovo.

[foto di Julia Barneri]

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no, non ho detto noglia.
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