fast cars and rock’n’roll stars

la pontiac è un brand di auto americano piuttosto celebre: nasce nel milleottocentonovantanove da un’idea di albert north ed harry hamilton ma è solo nel millenovecentoventisei, quando viene incorporata dalla general motors, che vede nel marchio una possibile alternativa giovanile ed economica alla sua produzione (sto prendendo a piene mani da wikipedia, naturalmente) che inizia ad acquisire una certa notorietà. notorietà che rimane comunque piuttosto silente fino agli anni cinquanta, quando vennero introdotte la chieftains e la starchief: il fiero popolo americano si accorge di questi barconi pesantissimi con motori insensatamente voluminosi, ed è subito successo. ma la vera svolta arriva con gli anni sessanta, con modelli come la gto, la prima vera muscle car ed una delle auto più divertenti da guidare in gran turismo – ne ricordiamo, peraltro, l’apparizione in fast & furious, dove la suddetta auto impennava, guidata da vin diesel, in pratica il trionfo dello stereotipo maranza u.s. che tanto ha segnato le nostre vite. dalla gto in poi, la pontiac produce praticamente solo macchine manze, tra cui è impossibile non citare la grand am, la firebird trans am e la fiero, tutte auto di cui ci vergogneremmo se dovessimo parcheggiare in un qualsiasi autosilo dell’hinterland milanese ma che ci renderebbero dei fichi pazzeschi su una highway del kentucky o su un’assolata strada costiera della california. esattamente come david hasseloff, che in knight rider guidava proprio una pontiac firebird trans am del millenovecentottantadue.

purtroppo i motori da space shuttle e l’ingombro da traghetto della moby lines hanno precluso alla pontiac un meritatissimo successo europeo. il trentuno ottobre di quest’anno quei cattivoni di general motors hanno deciso per la chiusura di tutte le concessionarie, in relazione al piano di rinnovamento messo in atto per la crisi economica: pochi giorni dopo, una band della virginia il cui nome differisce solo per una consonante si è esibita al circolo magnolia, quasi certamente per commemorare K.I.T.T., la gto e tutte le pontiac di questo mondo, compresa la aztek, quasi certamente la più brutta auto mai progettata. i tre fratelli carney probabilmente hanno preso il nome dal capo indiano da cui ha preso il nome la casa automobilistica, probabilmente essendo degli zotici della virginia l’unica cosa a motore che abbiano mai visto è un trattore, probabilmente non hanno idea della chiusura della fabbrica della pontiac, ma è la sostanza che conta: avevo bisogno di un’introduzione abbastanza lunga e sostanziosa, nonostante non mi paghino a battute. nonostante non mi paghino. ma tornando al motivo per cui questa pagina si chiama musicanoiosa e non autonoiose, i pontiak hanno fatto tre dischi che rappresentano un climax verso il capolavoro: living è uscito da qualche mese ed è semplicemente un monolite di grettezza, pesantissimo senza sembrarlo nemmeno troppo, polveroso, acido, psych, l’esatto compendio di cosa dovrebbe essere il rock oggi. il concerto è stato un’apoteosi di tutto questo: un lungo orgasmo di un’ora propiziato dal gol in zona cesarini del real madrid visto in diretta sul megaschermo del magnolia e dal fatto che fosse gratis, il che lo eleva piuttosto facilmente a concerto dell’anno, ed ha permesso agli avventori come me di dilapidare ciò che avrebbero speso per l’ingresso in qualunque altra occasione in merchandise e birre. sessanta minuti circa, senza pause, di una fisicità mostruosa ed eterei, un flusso continuo di note e droni e dodicimila riferimenti diversi dallo stoner al folk, improvvisazione, cazzo duro e sguardo imbabolato. una delle cose più vicine ad un trip che mi sia capitato di esperire ad un concerto. probabilmente anche grazie alle birre ed all’eccitazione data dal fatto che fosse gratis.
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mi piace la musica di satana.
Questa voce è stata pubblicata in dischi 2010, live noia, manate in faccia e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

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