fiumi di parole.


sei un secchione?
sei sempre andato bene a scuola?
non ti preoccupare! non serve essere un bullo per essere rock!

seguono considerazioni sul fatto che essere rock non sia una questione di vestiti o di aspetto ma di attitudine e cuore.
è uno dei nuovi radio advertising di virgin radio. style rock.
ne ho sentito anche un altro in cui sdoganavano la carbonara o qualcosa del genere come alimento più rock del sushi, ma di questo non sono certo, potrei averlo inventato visto che ormai la mia oligofrenia mi rende difficile distinguere le ideazioni dalla realtà, eppure sono quasi certo che fosse vero anche questo, per quanto implausibile possa sembrare.
era molto tempo che non dicevo la mia confutabilissima opinione su musicanoiosa (dovrei chiamare bill gates o il signor blogspot o chi si occupa di queste cose perché “confutabilissima”, “musicanoiosa” ma anche “gates” e “blogspot”appaiono sottolineate con una linea rossa a zig-zag, e la cosa mi infastidisce a tal punto che potrei smettere di scrivere rendendo superflua tutta questa introduzione che è superflua di per sè) quindi ora o smettete di leggere, cosa che realisticamente avrete fatto dieci righe fa, o vi sorbite una serie di considerazioni estemporanee sugli ultimi mesi della mia vita in-senso-musicale-ed-extramusicale-ma-più-musicale-perchè-sono-timido. anche “extramusicale” e “perchè” hanno la sottolineatura.
se qualcuno me l’avesse chiesto avrei indicato dopo attenta analisi tra i miei dischi del cuore dell’anno duemiladieci i seguenti: year of no light, white hills, us christmas, swans perchè sarebbe brutto non citarli, shining norvegesi, e sono tutti in ordine antialfabetico nonostante questa parola secondo il solito correttore non esista perché sto scorrendo itunes in senso inverso, the secret per avere fatto il botto, quest of fire perché forse è il miglior disco stoner uscito l’anno scorso ed ora lo stoner va di moda, quindi perchè non citarlo? mi rende à la page, pontiak, pan sonic perchè l’ho ascoltato a barcellona una notte mentre camminavo da solo in modo molto poetico e mi ha fatto più effetto di tutte le droghe che avrei potuto prendere ed ho preso, the national, mondo cane per il semplice fatto che mi permetteva di fare colpo sulle squinzie dimostrando che anche io ho un cuore, cosa peraltro non vera: un’operazione dagli esiti chiaramente disastrosi. poi citerei midlake, massimo volume, sisterworld dei liars sinceramente non ricordo se era bello o meno, lesbian perchè ad un certo punto di un pezzo, forse la title track, ci ho sentito gli iron maiden e mi sono venute le lacrime agli occhi. ho visto che è uscito un nuovo disco degli iron maiden e non ho nulla da dire a riguardo. non ho nulla da dire a riguardo degli iron maiden da brave new world in poi, perchè a quei tempi avevo quattordici anni ed a quattordici anni hai sempre qualcosa da dire sugli iron maiden. in realtà sono sempre stato della scuola secondo cui non ci sarebbe nulla da dire sugli iron maiden dopo la separazione da di’anno, o a seconda di come vogliate vederla semanticamente secondo cui non ci sarebbe niente da dire (di male) dell’era di’anno, e qualcosa (di male, e progressivamente sempre di peggio) del resto della loro storia fino ad oggi. ma è tutto troppo facile, e non siamo qui per questo. continuando, jaga jazzist, kylesa e karma to burn sono cose che sono stato contento di sentire ma forse non abbastanza per inserire in questa lista, o forse sì, come i radio dept. poi foals ma solo per la primavera/estate, come i bermuda, flying lotus per la soddisfazione di essere un po’ hipster e perchè dopo averlo visto dal vivo alle sei di pomeriggio a la coruna ho capito molte cose di me stesso, di lui, del mondo, della vita, envy, electric wizard, deftones, deathspell omega perché è effettivamente un disco spaventoso, daughters su cui vorrei aprire un breve capitolo a se stante, dato che probabilmente a causa dell’uscita piuttosto precoce è un disco che nessuno ha calcolato nelle patetiche liste di dischi dell’anno recentemente conclusosi che solo i veri alternativi come me si possono permettere di fare a marzo. e la cosa mi pare inspiegabile. chiuso il capitolo a se stante. i, vigilante dei crippled black phoenix mi ha sorpreso perchè i precedenti mi avevano annoiato a morte. proseguendo lo scrolling retrogrado direi castevet perché è un bel disco di midwest emo e nonostante lo abbia negato poche righe fa forse anch’io ho un cuore. no, non è vero. black angels. black mountain, band of horses, anathema i tre dischi che forse non dovrebbero piacermi ma che alla fine mi piacciono. i primi soprattutto, gli altri più per motivi di vissuto e cuori infranti e lacrime versate di cui immagino non importi a nessuno me compreso e che ci danno l’idea di quella sgradevole verità secondo cui la musica è generalmente, volente o nolente, legata a cose/luoghi/persone/animali. soprattutto animali. sono piuttosto soddisfatto delle varie cover band degli entombed che spuntano come funghi nel sottobosco odoroso della musica di satana, in particolare bison b.c., black tusk, black breath, howl, anche se nessuno di loro probabilmente meriterebbe di essere in quelle famose, ipotetiche liste. alcest. i balmorhea sono un gruppo meraviglioso ed ogni cosa prodotta dagli anal cunt dovrebbe essere insegnata nelle scuole.
poco prima dell’estate mi ero vagamente appassionato a questi:
credo che l’estate, la spensieratezza e le frizzantezza a volte giochino brutti scherzi.
penso che i trail of dead con tao of the dead abbiano secreto la loro cosa migliore da source, tags & codes nonostante una copertina che mi fa venire la nausea ogni volta che la vedo. non la copincollo perché ho appena fatto merenda.
è uscito anche there are rules dei get up kids. la prima volta che ho ascoltato red letter day è stato nel millenovecentonovantanove grazie ad una compilation di rocksound. compravo rocksound ed i korn mi sembravano la cosa più pesante che potesse esistere, e su quella compilation c’erano anche, se non sbaglio, one minute silence (un misconosciuto gruppo crossover di cui mi ero anche comprato il disco salvo rivenderlo dopo cinque ascolti), motorpsycho (credo ci fosse qualcosa da let them eat cake, ma non li capivo ancora), kent ed un vasto campionario di trascurabilissime cose della burning heart tipo no fun at all e the (international) noise conspiracy. il pezzo dei get up kids contenuto in quel cd era red letter day, ma per qualche motivo nei credits c’era scritto holiday: in quel momento di sturm und drang testosteron-metallaro lasciai perdere, poi mesi, forse anni dopo recuperai tutto something to write home about e, come per qualsiasi adolescente eterosessuale ma in fin dei conti sensibile e dolce (questo, ovviamente, è in contrasto con la dicitura “eterosessuale”) sotto la sua maglietta dei dark throne, me ne innamorai follemente e lasciai che diventasse una sorta di colonna sonora perpetua dei miei anni più ormonalmente complicati. poco dopo ascoltai four minute mile, ma non ho mai preso il rischio di interessarmi a on a wire ed a quell’altro per quella sorta di paura di rompere un inesistente incantesimo – un po’ come quel tweet (oh, gesù) del tizio che commentava le discografie intere, appunto, con un solo tweet (oh, gesù), che dei weezer diceva qualcosa come “ti ricordi quella tua cotta del liceo? beh, perchè continui a frequentarlo?”. i weezer fortunatamente non mi sono mai piaciuti. ho scritto tutto questo principalmente perchè non ho molto da dire su there are rules, ed in secondo luogo perchè ogni mio giudizio sarebbe in qualche modo deviato e fazioso. il fatto è che come diceva qualcuno sono solo canzonette, ed alcune di esse mi piacciono, altre meno, ed è un disco assolutamente irrilevante per la storia della musica (ahahahah) ma se matt pryor cantasse cose come “sei vecchio, hai il catetere, morirai prestissimo”, la sua voce mi ricorderebbe comunque le calde e spensierate giornate del mio adulescere.
cose molto più in linea con l’atteggiamento da amico-del-suicidio che mi piace sfoggiare solitamente:

che in sostanza significa: skull defekts più daniel higgs. il disco si chiama peer amid. che non so cosa significhi letteralmente ma potremmo tradurlo come “noise post-punk industrial con nenie rituali cantate sopra da quello che si lamentava nei dischi dei lungfish”. non mi sembra poco, ecco. e se non finisce nella celebre lista di dischi che, forse, pigramente redarrò (non sono sicuro di questo verbo, ma non sono comparse sottolineature rosse) tra trecentosessantacinque giorni, è perché mi sarò dimenticato.
altre cose che dovreste ascoltare: tim hecker, twilight singer, un album nuovo dei crowbar giusto per togliersi la soddisfazione. ma si sta facendo tardi.
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Informazioni su paranoise

mi piace la musica di satana.
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Una risposta a fiumi di parole.

  1. cratete ha detto:

    Ai scritto a senz'hacca. Per questo ti vengon le righine rosse zigrinate

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