in tempi di carestia ogni buco è tunnel.

sono uno di quelli a cui piace dire che i breach hanno cambiato la vita. era il duemilaeuno ed i miei neuroni sedicenni e sedicenti (ecco, questa è una gag che mi ha sempre fatto ridere) si ritrovarono totalmente sconvolti da due cose:
a. il fatto che a pochi mesi dall’evento che ha sconvolto le nostre coscienze tutte, e che coinvolse aerei di linea e grattacieli abbattuti, qualcuno avesse l’idea di fare uscire qualcosa, qualunque cosa, con una copertina del genere:

è peraltro possibile che il disco fosse uscito mesi prima del celebre complotto ordito dalla CIA, ma non starei qua a sottilizzare.
b. l’insensata violenza del suono dei breach, che ai tempi mi fece dire “ah, beh, bellino, ma cos’è questa roba?” e che solo in un secondo momento mi ossessionò. del resto non era facile fare breccia (ah-ha) nel cuore di un adolescente che viveva a pane e de mysteriis dom sathanas e coltivava progetti di vita incentrati sulla misantropia e sulla caccia nei boschi, progetti solo in parte realizzatisi negli anni.
una volta affrancatomi dal face-painting e scoperti i neurosis le cose mi furono più chiare e kollapse non mi abbandonò più. insieme a venom ed it’s me god. ma soprattutto kollapse, che prese ad essere uno dei miei dischi-feticcio, e se non sapete cosa sia un disco-feticcio non sarò certo io a spiegarvelo. un disco che aprì il vaso di pandora del post-qualcosa europeo, quello di quando cult of luna, callisto, the ocean non erano macchiette, quello che mi permise di scoprire the shape of punk to come con tre-quattro anni buoni di ritardo. i breach si sciolsero poco dopo quel disco, lasciandomi solo con la mia teenage angst e la mia vita sconvolta. naturalmente è un’iperbole esplicativa: davvero pensiamo che sia possibile farsi cambiare la vita da un disco? no? sì? forse. penso di avere già fatto questo discorso in altre sedi, annoiando altre persone. è come il mio discorso standard “se fossi un supereroe, che superpotere sceglieresti?” a cui allego espressione altezzosa e indispettita quando la risposta è “l’invisibilità”. ma questo è un altro discorso.
perchè parlo di tutto questo? una ragione vera non c’è, direbbero i formula 3, o forse sì: ultimamente vengo a conoscenza dei terra tenebrosa, abbacinante monicker (ho sempre desiderato usare la parola monicker, ed anche abbacinante) dietro cui si celano due componenti dei breach di cui ignoro l’identità, anche perchè la line-up risulta composta da:
the cuckoo
hibernal
risperdal
ed a parte il fatto che l’ultimo è il nome di un antipsicotico, non ci è facile ricavare altre informazioni, considerando anche che non risulta così facile riconoscerli dai lineamenti.
è piacevole risentire qualcosa vagamente correlata ai breach, non avendo mio malgrado avuto la possibilità di partecipare nè al concerto di reunion dell’anno scorso a stoccolma nè al matrimonio del cantante. eventi per cui avrei dato un braccio pur di assistere. entrambi. dentro a the tunnels ci sono i breach rivoltati e restituitici con un suono ancora più soffocante ed apocalittico, muraglie che mi hanno ricordato i grey machine ed i tombs: ma come sempre stiamo ballando di architettura, quindi forse è meglio se li ascoltate. sappiate che a me sta piacendo ed in genere ho ragione.
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Informazioni su paranoise

mi piace la musica di satana.
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