And being alone is the best way to be.

Mentre scrivo, sto scaricando un album di cui sabato pomeriggio ho comprato il vinile. Mi sento autorizzato, quindi.
Sto anche scaricando un po’ di emozioni, ho la messa a terra nelle palme dei piedi. Sono stato giù al Bloom a sentire J Mascis. Ho deciso all’ultimo di andarci, anche perché, come ho avuto modo di dire, il disco solista, Several Shades of Why, mi è piaciuto sì, ma non mi ha convinto del tutto. C’è anche Una vita da mediano*, lì dentro, giuro! Non è nemmeno un fatto di convincimento: io odio queste espressioni. Chi devi convincere? Perché?
Allora diciamo che il disco mi è piaciuto, ma non mi fa venir voglia di riascoltarlo tre volte a settimana. Cosa che ho fatto, comunque.

Insomma, avevo bisogno di capire come stesse invecchiando un pezzo di storia. Nella mia testa mi son detto: «va’ che non sarà il solito concerto solista del chitarrista dei Dinosaur Jr. Insomma, la chitarra sarà un pochino amplaggata, non ci sarà il solito casino infernale: voglio dire, ti pare che esca un suo disco acustico e lui se ne va in tour con i pedaloni a fare lo scemo?»
Proprio così, pedaloni, assoli, scemo. Se andate su youtube a cercare un qualsiasi concerto solista di J Mascis, sarà come quello che ho ascoltato io, se possibile con un’oncia in meno di casino.

C’è questa cosa che dico poco spesso, perché altrimenti rischio di essere preso per snob, fighetto, sfigato: io ai concerti soffro sempre un po’ la gente (snob), i volumi (fighetto), i pezzi che non conosco solo io (sfigato). Insomma, in generale, e valga anche come considerazione post Record Store Day, io sono un tipo da ascolto su disco e simili supporti, sono un tipo da dondolìi nella cameretta, non sono un tipo da pogo e da sudore.
Eppure, il concerto di ieri sera è stato geniale, anche se le canzoni soliste son state veramente poche (Listen To Me, Several Shades of Why e Can I), più due classici del repertorio dei The Fog e una dozzina di pezzi dei Dinosaur Jr. (che poi è sempre lui da solo, in sostanza, ma non sottilizziamo).
Stavo per scrivere che il concerto è stato geniale, proprio perché. Invece no, anzi, mi è spiaciuto perfino non sentire Una vita da mediano, che magari con le distorsioni e le saturazioni poteva pure migliorare. Come ad esempio ho apprezzato negli assoli, che ben addobbati di fruscii hanno avuto una loro impronta, l’impronta di J Mascis, e non parevano minacciosamente simili a una qualsiasi santanata. Come un classico da spiaggia che diventa manifesto di una poetica triste e stramboide, la poetica di J Mascis.

Un’ultima nota.
J Mascis parla poco e sembra spento: è così da vent’anni e fa un po’ specie sentire commenti del tipo “mah, era evidentemente scazzato, non aveva voglia, era stanco”. Viene da darsi ragione sulla questione dell’indiesnobismo ad ascoltare certe aspettative assolutamente inventate e non filologiche di molti ascoltatori. Sarebbe stato come pretendere un concerto acustico, per l’appunto, quando nemmeno la Martin era acustica, nemmeno le nostre orecchie abituate a quel rumore novantesco. Forse solo lo sgabello era acustico, forse sto meglio da solo in cameretta a vedere scomparire le persone. No, non intendo i cari, intendo i competenti.

*una coccarda a chi indovina a quale pezzo mi riferisco

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no, non ho detto noglia.
Questa voce è stata pubblicata in amplificatori potentissimi, mentre la mia chitarra gentilmente ti rovina le orecchie e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

2 risposte a And being alone is the best way to be.

  1. il samoano ha detto:

    volevo solo dire, quale nerdazzo fan dei particolari inutili, che la chitarra era una gibson, una cf100, molto simile (a parte la spalla mancante) a quelle usate da john lennon e da george harrison giù nei beatles. Ci tengo perchè so che il buon j ci tiene anche lui.

  2. cratete ha detto:

    ahah che cialtrone, in realtà non l'avevo nemmanco vista dalla posizione in cui mi trovavo. ho solo sparato a caso.grazie per la precisazione, samoà.

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