i suoi bei angeloni morbidoni.


i morbid angel quando erano i morbid angel.


i morbid angel sono il mio gruppo death metal preferito. custodisco la loro maglietta, che comprai da ricordi una dozzina di anni fa, come la sacra sindone, nonostante sia infinitamente più rovinata, strappata, lisa e scolorita e non ci sia impresso il sudore di gesù. o forse sì, ma non siamo qui per parlare di questo. peraltro è inesatto dire che la comprai, dato che fu un regalo del mio amico andrea. a natale, anziché farci un regalo, andavamo insieme da ricordi, che ora non si chiama più così ma in un modo sicuramente meno evocativo, ed ognuno commentava a voce alta gli articoli che gli sarebbe piaciuto comprare, una cosa del tipo “ah, se avessi un po’ di soldi prenderei sicuramente panzer division marduk” o “ram it down è l’unico disco dei judas priest che mi manca!” (andrea era un grande fan dei judas priest. io preferivo i black sabbath e mi facevo beffe di lui perché rob halford è gay). successivamente ognuno comprava all’altro ciò che desiderava, in puro spirito natalizio, e glielo consegnava appena usciti dal negozio. fu così che venni in possesso della mia maglietta dei morbid angel. ma non siamo qui per parlare nemmeno di questo, anche perchè non vedo il motivo per cui dovrei discorrere in questa sede della mia adolescenza plasmata sul modello di beavis & butt-head e disperdere per sempre quella vaga idea di dignità della mia persona che forse per qualcuno dei lettori che non mi conosce di persona non è ancora svanita completamente. dicevo: i morbid angel sono il mio gruppo death metal preferito. ho consumato le mie copie pagate in lire di altars of madness, blessed are the sick e covenant, penso che gateways to annihilation sia uno dei cinque dischi death metal più commoventemente belli degli anni zero, considero trey azagthoth e pete sandoval praticamente dei parenti acquisiti, ho odiato moltissimo i genitorturers e gen dei genitorturers nonostante a quanto mi ricordi fosse una fregna imbarazzante per il solo fatto che, novella yoko ono, avesse avuto un ruolo nell’allontanamento di david vincent dal gruppo, anche se ho apprezzato molto quanto fatto da steve tucker, stimo infinitamente erik rutan e ne ho seguito con interesse le evoluzioni (inesistenti, peraltro) con gli hate eternal, ho tentato disperatamente di farmi piacere heretic nonostante fosse palesemente un disco che è possibile eufemisticamente definire “di mestiere”, attendevo con l’ansia che potrebbe provare un ciellino nei confronti della prima scopata post-matrimoniale il nuovo album, che, seguendo la tradizione “i nostri dischi devono necessariamente mantenere l’ordine alfabetico per motivi del tutto oscuri”, cui in questo caso si aggiunge anche l’interessante scelta di usare un latino che i miei ormai dimenticati studi mi permetterebbero di definire quantomeno maccheronico o à la dark funeral, da qualche mese si è scoperto chiamarsi illud divinum insanus.

le premesse erano quantomeno discordanti, dopo otto anni di sostanziale silenzio e l’abbandono di steve tucker, il reintegro di david vincent, i problemi alla schiena di pete sandoval che, infatti, non ha partecipato alle registrazioni, l’entrata in line up dell’ex chitarrista degli zyklon, divertissement di samoth degli emperor dedito a cover non ufficiali dei morbid angel stessi, e non ultime le deliranti dichiarazioni degli ultimi tempi di trey azagthoth, che suonavano più o meno come un “il nuovo album sarà molto estremo e bla bla bla, extreme music for extreme people, non siate chiusi di mente e qua qua qua” e soprattutto alcuni agghiaccianti riferimenti al suo apprezzamento ad hardcore techno, industrial, drum and bass ed alla possibilità di fondere il suono dei morbid angel a questo genere di cose in una sorta di tentativo di chiudere il cerchio della musica estrema congiungendone i due capi. al di là del fatto che evidentemente, se la cosa avesse una qualsivoglia pretesa di originalità, trey dimostrerebbe di essersi perso una ventina d’anni di musica ultimamente, ed in questo ventennio di musica includo anche la sua, di musica, visti i remix che i laibach fecero – o meglio: di cui curarono la supervisione – di god of emptiness e sworn to the black, la cosa non era parsa particolarmente preoccupante considerandola l’usuale sparata promozionale di qualcuno di cui non si sentiva parlare da troppo tempo, e che al massimo avrebbe riguardato dei possibili remix o tutt’al più una traccia con un sample di cassa dritta sullo stile di dead on the dancefloor dei daath.

no.

illud divinum insanus inizia con un’intro di un paio di minuti: fin qui tutto bene. poi parte too extreme! ed i dubbi su un titolo che avrei trovato risibile se l’avesse pensato un gruppo deathcore di quindicenni al primo demo sono subito dissipati da quel “PUM PUM PUM PUM PUM” di batteria iniziale, che suggerisce che potrebbe essere tutto molto peggio di quanto pensassi: in effetti il “PUM PUM PUM PUM PUM” dura fino alla fine del pezzo ed è tutto molto peggio di quanto pensassi, una sorta di farneticante polpettone death-industrial di cui i front line assembly si vergognerebbero, con david vincent che, probabilmente non sapendo dove andare a parare per rendersi ridicolo una volta smessi i panni di perverso vestito di latex che rivestiva nei genitorturers, si inventa dei versi in spagnolo completamente alla cazzo di cane – non in quanto a grammatica, che è ovviamente inintellegibile, quanto per l’economia totale del pezzo, del disco, dell’universo. existo vulgore e blades for baal, soprattutto la prima, con il classico riff crivellato di tremolo, danno la speranza che sia tutto finito e che la seconda traccia sia soltanto un esperimento, avvicinandosi ai canoni a cui eravamo abituati, ed anche se in quasi tutti gli altri dischi della band sarebbero stati i classici filler, qui sono grasso che cola. lo stesso discorso vale per nevermore. volendo anche per beauty meets beast, che tra le altre cose oltre a delle liriche da quinta elementare contiene uno dei riff peggiori della carriera dei morbid angel. se non esistesse tutto il resto. tutto il resto è un’insensata, irritante, umiliante accozzaglia di scarti dei peggiori pezzi dei rammstein (destructos vs the earth /attack), di rob zombie (radikult, un terrificante pezzo di più di sette minuti in cui una parte di me è morta), degli slipknot (10 more dead ed i am morbid, che si apre con un abbacinante coro da stadio in quella che suppongo dovesse essere una sorta di autocelebrazione), in un crescendo di pacchianate che mi hanno fatto versare più di una lacrima ripensando ai bei tempi andati in cui indossando la mia maglietta ed ascoltando blessed are the sick mi sentivo il più malvagio della scuola. dopo aver cestinato illud divinum insanus sono ora indeciso se ripassare tutta la discografia precedente tentando di dimenticare e fingere che non sia successo nulla, che i morbid angel si sono sciolti otto anni fa e che forse un giorno ritorneranno come gli obituary ed i suffocation quando dovranno pagare gli alimenti alle rispettive mogli, oppure, visto che tutto questo discorso mi ha lasciato soltanto un po’ di voglia di death metal, bambini morti, budella, strangolamenti e satana, se ascoltare in loop phoenix amongs the ashes degli hate eternal che invece, en passant, è uno schiacciasassi a trazione nucleare. chissà.
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mi piace la musica di satana.
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