Ho scoperto l’acqua calda, d’inverno

Dopo aver postato per la 14esima volta un pezzo di questo gruppone sul mio profilo FB un amico mi scrive “Arriva sto qui dal Canada che scopre Bon Iver e crede di aver scoperto l’acqua calda”. Effettivamente il fenomeno Bon Iver negli States è già esploso da un po’, ma si sa, i colpi di fulmine non li puoi datare, sono la cosa giusta al momento giusto nel posto giusto che suscitano emozioni giuste.

E colpo di fulmine è stato, forse uno dei più potenti e profondi degli ultimi miei anni in musica, così profondo e potente da far venire voglia alle mie dita stanche di scriverne qui dopo tipo un anno di assenza.

La storia di Justin Vernon è così bella emozionante e vera da sembrare quasi finta. Conquisterebbe il cuore anche del più glaciale critico hipster indie dell’inserto musicale de “Il Giornale” di Sallusti (che per fortuna non esiste).

Classe 1981, alto 1.90, il ragazzone del Wisconsin suona con la sua band di una vita e lavora in un cavolo di paninaro per pochi dollari. Vita normale, quasi tranquilla, al limite del noioso. Un bel giorno si sveglia con una malattia che lo costringe a letto per circa 3 mesi, la band si scioglie, la ragazza lo lascia nel momento del bisogno e lui decide di curarsi alzando il gomito piu del dovuto. Bene… che fare? Una delle cose piu facili che si posso fare a Milwaukee è ritirarsi nel casolare di caccia del padre sperduto tra le montagne, lontano da tutto e tutti. Cosa portarsi? Una chitarra, un registratore Fisher Price, carta e penna. Chi non lo farebbe?

Ecco che dopo 6 mesi di reclusione il buon Justin torna a casa con la barba che tocca terra e 9 pezzi registrati che tirano su la pelle e la barba fino al soffitto. “For Emma, Forever Ago” riscuote un incredibile successo in rete, successo che viene confermato in seguito alla sua pubblicazione nel 2008. Voce in falsetto, testi struggenti, giri di chitarra semplici e ripetitivi che disegnano melodie malinconiche, qualche inserto ritmico (suonato da 2 batterie per non affaticarsi troppo) e una spruzzata di fiati qua e la. Il progetto Bon Iver fa impazzire critica e pubblico d’oltreoceano. Celebrità del jet-set a stelle e strisce fanno a pugni per collaborare con lui (fantastico l’aneddoto di Kayne West, ma non ho voglia di raccontarvelo, ve lo leggete su Rolling Stone), c’è chi vuole portarselo in camera da letto e metterlo sul comodino per farsi suonare le ninna nanna prima di dormire. Intano Bon Iver calca tutti i più importanti palchi del mondo, suona in tutti i festival del pianeta e la sua ex ragazza si mangia le mani per essersi fatta scappare il pesce grosso dalla rete.

A questo punto…chi non si accontenterebbe? Justin Vernon non ha nessuna voglia di fermarsi! Non ha voglia nemmeno di accontentare chi vorrebe un secondo disco uguale al primo, che va a toccare le stesse corde emotive di “For Emma”. Il suo percorso verso la santità continua, deve continuare. Ecco allora che nel giugno 2011 esce “Bon Iver, Bon Iver”, secondo disco e vero capolavoro del barbuto di Milwaukee. La semplicità è sostituita da strutture quasi progressive, gli arrangiamenti sono perfetti e più ricercati, le chitarre scarne e ripetitive guadagnano melodie dalle accordature pazze, i falsetti diventano cori, i fiati pompano come la banda del paese alla festa del santo patrono, le due batterie scoprono che qualche beat elettronico può fare solo bene, violini e tastiere si poggiano dove servono.

Il progetto Bon Iver vede ormai 12 elementi sul palco (e che elementi, ma anche qui, lascio cercare a voi), per uno dei live set più potenti e meglio costruiti che si siano mai visti. Tutto al posto giusto, che suona al momento giusto. Le canzoni di “Bon Iver, Bon Iver” spaziano dagli accenni post rock di “Perth” all’incredibile dolcezza e profondità di “Holocene”, dai tastieroni anni ’80 e vocoder di “Beth/ Rest” e “Calgary”, pezzo che altro non fa se non portarti con l’immaginazione proprio li a Calgary, così come “Lisbon (OH)” e “Minnesota”.

Le celebrità che vogliono ora lavorare con lui non sono più solo amerciane ma anche europee, internazionali, e farebbero cadere in tentazione anche il più saldo artista. Ma Justin non ha tempo, deve dare da mangiare alle galline, portare i cani fuori, arare il terreno e raccogliere bacche. Il Wisconsin ha bisogno di lui e dei suoi maglioni con sopra i cervi! E anche a noi lui piace così, vero, grezzo e genuino come la sua terra!

Un cazzo di disco (e un cazzo di artista) che più completo non si può, dove è palese la volontà di far viaggiare l’ascoltatore nei posti che Vernon ha visto o anche solo immaginato, con una presentazione live che piu che un teatro meriterebbe un museo (tutte le date del tour europeo sono sold out). Un solo neo…piccolo ma che spaventa. Non so quanto sarà lungo il percorso del signor Vernon, ma a mio parere qui siamo al gran premio della montagna, difficile andare più in alto di così!

Buon inverno a tutti, aprite l’acqua calda e lavatevi la faccia!

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