Redenzione

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Nessuno l’ha chiesto, eppure l’abbiamo scritto e riscritto. Ora, visto che la cumpa di collaboratori di questo sito, tutti molto intelligenti per altri versi, ha la caratteristica di comportarsi come un monomaniaco dotato di poco cerebello, io ritorno sulla faccenda delle reunion, aggiungendoci particolari autobiografici ancora meno richiesti.

Era il giugno del 2000, dovevo ancora compiere quindici anni, quando sono andato al primo concerto della mia vita. Era il tour di Binaural dei Pearl Jam. Tendo spesso a dimenticare particolari di questo tipo (aspettate e vedrete), ma questo non lo scordo non solo perché i Pearl Jam sono il gruppo della mia vita blah blah blah, ma anche perché mi vedo come fosse oggi il servizio del TG2 di qualche settimana prima che annunciava l’arrivo in Italia dei Peggèmme (sic) per tre concerti, a seguito della pubblicazione di BINATURAL (sic). Io e mio fratello, come due veri sfigati, ridemmo della pacchiana svista dell’annunciatrice, o forse addirittura della redazione. Comunque ridemmo e ne parlammo per anni. Ancora oggi ci diciamo che BINATURAL (sic) è in un certo senso il nostro album preferito, nel senso “di noi due insieme”, come fossimo una coppia di amanti (la sfiga ora si unisce al ribrezzo incestuoso, abituàtevici).

Fu un concertone, ovviamente, condito di tutta una serie di aneddoti che elencherò dopo i due punti: arriviamo senza biglietto al Filaforum (oggi ***forum) di Assago, cerchiamo bagarini in ogni dove che non ci propongano truffe o furti, attacca il gruppo spalla (Dismemberment Plan, mi pare, chiunque siano, oggi sarebbero “nuovo gruppo dell’anno” su Pitchfork, per dire), i bagarini si terrorizzano e ci vendono due biglietti alla metà del prezzo, beata l’ignoranza; entrando, sento per la prima volta l’odore di quella roba che si fuma e fa venire gli occhi rossi e la fame sintetica, chiedo a mio fratello perché mai ci siano dei matti che danno fuoco ad incensi, lui ride (stavolta, da solo); pur arrivati tardi, non-si-sa-come finiamo sotto il palco; segue concertone, di cui sopra.

A questo punto potrei sbagliare sulle date, ma la sostanza non cambierà: nel 2001-2002-2003 mi dedico anima e porco al peggio del metal che il Paranoise qui mi potesse ammannire. Già una volta avevo scritto del suo amore per il sottoscritto, quando dal banco di dietro mi allungava cassettine contenenti il peggio del metal che un compagno di classe mi potesse ammannire. Se la mia adolescenza è stata priva dei migliori punti di riferimento dei miei coetanei, quei punti di riferimento che si stanno riunendo in questi giorni con grande scorno dei suddetti coetanei, la colpa è prevalentemente sua, che mi ha deliberatamente sviato dalla salvezza. Ricordo concerti della madonna, per carità, come gli In-Flames (2001?) e gli Slayer (2002). Ricordo esperienze della madonna, per carità, tipo l’Heineken Jammin’ Festival (a Imola): c’erano (i) Flint con due batterie, i Placebo bottigliati, i Punkreas (incredibilmente) non bottigliati, i Metallica imbottigliati, i miei pantaloni di finta pelle che si appiccicano alle gambe, una bottiglia di tè freddo da non bere assolutamente.

Quel giorno lì, alla vista miserabile di James Hetfield ciccione, ho capito che Paranoise mi stava coglionando e ho cominciato, pian piano, a cogliere in silenzio alcuni suggerimenti che sfuggivano dal suo piano malvagio, e così, diciamo attorno ai diciott’anni ho cominciato a guardarmi in giro.

Quello che voglio dire è che nulla al mondo mi salverà dal senso di colpa di aver visto il mio primo concerto dei Mogwai nel 2007, quando a detta di tutti il gruppo si era imbolsito (sucate, tutti). Nulla al mondo mi riporterà indietro per assolvere da tutti i peccati un’adolescenza passato troppo tempo con le ragazze la ragazza e pochissimo a sbattere la testa fortissimo contro muraglioni di chitarre ignoranti. Quello che mi serve è una redenzione.

Interludio noioso.
Redenzione, dal latino redemptio, è una parola che unisce il prefisso re-, “di nuovo”, alla radice del verbo emo, “comprare” (non “tagliuzzarsi le braccia e lisciarsi la frangia”, nemmeno “essere à la page nel 2011”). Redimere significa riscattare, economicamente, qualcosa che si è perso: dei soldati imprigionati dai nemici, la libertà di uno schiavo. Comprarsi la libertà, la salvezza: una transazione monetaria, alla faccia di Bob Marley.

Gli ATDI e i Refused fanno parte di una adolescenza che mi è stata rubata: non perché sia stato stuprato da un prete, ma per via dell’inganno di un compagno di classe accompagnata alla mia grassa ignavia.
E ora, cosa succede? Questi gruppi, che ho imparato ad amare col tempo, in ritardo, come si impara ad amare Omero (fidatevi), si riuniscono e mi danno l’opportunità di comprare alla simpatica cifra di 70 euro una giovinezza imprigionata nelle file dei nemici. Quella che questi gruppi offrono a me e ai miei simili non è l’occasione di disprezzarli, è la possibilità di redenzione, ricomprarsi la verginità, sbiancarsi l’an(im)o, salvarsi dall’anatema dell’ignoranza che ci fa innamorare di ogni cosa, perché non abbiamo mai conosciuto il vero amore. Ed ecco perché, con tutto il cuore colmo di rimpianto, partendo dal proprio cosmo incasinato e non dalla critica fintomarxista dell’industria musicale alternativa, ecco perché posso dire ai due gruppi, Puttane, vi amo.

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no, non ho detto noglia.
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3 risposte a Redenzione

  1. ilsamoano ha detto:

    Sto facendo quello duro e puro contro le reunion e rimango nel personaggio. E quindi dico che l’unica cosa bella della verginità è perderla, e arrivare in ritardo a una cosa non è una colpa, anzi, mica è una gara alla fine. Ma forse mi dilungo troppo, e magari ci faccio una articolo pure io. E a proposito di sbiancamenti non posso non linkare questo video qua http://www.youtube.com/watch?v=1sHaICT4jI0

  2. paranoise ha detto:

    dovresti solo ringraziare me e satana, ingrato.

  3. cratete ha detto:

    ringrazio satana, ma ammetti il tuo inganno, fellone.

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