Due deca (Hanno ucciso l’Uomo-Ragno)

Il tragitto che portava dalla stazione all’università, ma anche dalla stazione al mio ridicolo monolocale passava da corso Cavour, il braccio occidentale del decumanus maximus dell’antica Ticinum, oggi meglio (?) nota come Pavia. Le leggende metropolitane pavesi hanno due protagonisti: uno è Drupi, l’altro Max Pezzali. Di Drupi non dirò niente, anche se una volta ho visto due ragazze armene che si accoltellavano a un suo concerto. Di Max Pezzali ne ho sentite molte: fascista, no no, comunista, andava al bar di qui, al bar di là, etc. La più succosa delle leggende era certamente falsa, ma continua a perseguitarmi tuttora, e dice che Max coi soldi dei primi due dischi aveva comprato ai genitori il negozio di fioraio dove la madre lavorava da piccola fiammiferaia. Il negozio stava in corso Cavour e tutte le volte che passavo davanti non riuscivo a non allungare il collo per provare a scorgere qualcuno, magari Max, magari un genitore dal quale astrarre fenotipi ereditati, chessò, una dentatura esagerata, una stempiatura. Un’altra versione della leggenda dice che, invece, i genitori Pezzali avevano abbandonato il mestiere e venduto la bottega dopo il successo del figlio, tanto ci avrebbe pensato lui a mantenerli. Una cosa è chiara: Pezzali ha fatto una discreta montagnola di soldi, e quest’ascesa nel sogno padano parte esattamente vent’anni fa, con l’uscita di Hanno ucciso l’Uomo-Ragno.

Avevo sei anni, vent’anni fa. In questo periodo probabilmente mi stavo puzzando dal freddo in piscina, anzi no uscendone. Questo errore – una specie di hysteron-proteron, se siete appassionati del genere – è la figura retorica idiosincratica dell’italiano di Max Pezzali: i testi degli 883 si capiscono, ma poi se vai a spulciare è pieno di buchi, anacoluti, ti viene da dargli ripetizioni. Tipo, quando dice “fermati un attimo all’automatico / almeno a piedi non ci lascerà” cosa vorrebbe dire? Che l’automatico non li lascia a piedi? Allora cos’è? Un distributore automatico, immagino, ma di cosa? Benzina? Contanti? Per non parlare degli errori morfosintattici (“si mormora che / i cannoni hanno fatto BANG” anziché abbiano). Comunque sia, il bello era che si capiva uguale, che non importava. A voi. A me, a sei anni, importava già. Per questo archiviai quel disco a sottoprodotto dello stile satirico di Elio e le storie tese, il mio gruppo preferito a quel tempo. Mio fratello aveva comprato la cassetta di HULUR e si esaltava, metteva i jeans bianchi attillati e andava in disco. Tutto questo non mi andava per niente: gli 883, o almeno quello che rappresentavano, si stavano prendendo mio fratello, che in effetti da allora non avrebbe più smesso di adolescere. Io nella mia cameretta cantavo Alfieri, lui ballava sudando vodka in qualche El Dorado della provincia brianzola. Così ho cancellato gli 883, li ho censurati dalla mia memoria: gli amichetti si presero bene almeno fino a La regola dell’amico, io ci sputavo in faccia e facevo lo snob col grunge (roba da pazzi, a ripensarci).

Quando è arrivata l’epoca dell’università, appunto, avevo da fare i conti con l’ingombrante presenza di Max Pezzali nell’aria stagna ticinese. O meglio, con l’ingombrante assenza. I pochi pavesi che ho conosciuto scansavano l’argomento e si buttavano sui bonghi e sulle tette, e mi lasciavano da solo a elaborare una maturazione del concetto di 883 applicato ai luoghi. Mi tornavano in mente i testi e mi facevo domande imbarazzanti, tipo dove stava il Jolly Blue? Qual era il corso su cui la cumpa di Max faceva le lingue? E le centosei farmacie? Quelle c’erano, in effetti: quattro solo in Strada Nuova, tutte davanti all’Università. E le due discoteche? Impossibile proporre ai bonghisti una trasferta, però a ricercarne tracce su internet si faceva molta fatica. Non ho mai analizzato profondamente HULUR e i suoi testi, non ho mai fatto caso alla citazione del trash-metal [SIC] che mi avrebbe anche potuto introdurre al culto pezzalico o piuttosto repettico: a dirla tutta, avevo sei anni, e non capivo molte parole, sembravano filastrocche con bei giochi di parole (“camminimìni”), ma come dicevo continuavo a preferire Elio nel campo della musica satirica. A proposito, qualcuno ha cercato anni dopo di convincermi che gli 883 non fossero un gruppo satirico, ma io continuo a pensare che è Satira pure quando non ridi. Nel 1992 facevi satira se mettevi le K al posto delle C quando ancora non era di moda (bimbominkia before it was cool), se dicevi qualche parolaccia, se parlavi male di mamma e papà. Però, dicevo, anche se non sapevo le parole giuste, anche se avevo impedito alla mia memoria di ricordare alcunché, gli 883 si riproponevano ogni volta che passavo davanti al fioraio di corso Cavour, ogni volta che Pavia mi sembrava la città più noiosa del pianeta e per questo mi piaceva a tuono, con le mille librerie dell’usato e nemmeno un negozio di dischi degno di questo nome, con i ristoranti di specialità e manco una pizzeria decente. Pavia mi stava trasformando in un vecchio, quello che Max aveva esorcizzato con HULUR e che forse era riuscito a evitare in extremis (guardatelo oggi). Gli 883 avevano capito tutto: non tutto di tutto, ma almeno della loro città, della provincia che fonde truzzi e rocchettari senza nessun rispetto di Quadrophenia, della noia e della nebbia uccisa da una marmitta truccata. Loro avevano capito. Il fatto, poi, che non fossimo assolutamente d’accordo è di secondaria importanza.

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no, non ho detto noglia.
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6 risposte a Due deca (Hanno ucciso l’Uomo-Ragno)

  1. astridula ha detto:

    li schifavo pure io, che di anni ne avevo diciotto, ma per te deve essere stata più dura. abbracciamoci.

  2. Pier ha detto:

    Io nel 2009 quando lavoravo all’Adidas Store del Centro Commerciale il Carosello ho venduto un paio di Adidas L.A. Trainer a Max Pezzali. Scelse la colorazione più terribile che avevamo in negozio, ma si abbinava alla perfezione con il suo giubbotto di pelle Harley Davidson

  3. paranoise ha detto:

    tHrash metal, cristo santo. e non dire che era voluto.

  4. cratete ha detto:

    Ho scritto in tram, non ho riletto, muori.
    E comunque i miei amici simpatici mi fanno sapere che sul booklet c’è scritto TRASH.
    SUCA, prenditela con Pezzali.

  5. ilsamoano ha detto:

    Io possiedo (o meglio, mia sorella possiede) la videocassetta di nord sud ovest est. Con anche il backstage di questo video http://www.youtube.com/watch?v=AI1Jm9Lurxo&feature=fvst. Sono una persona orribile, lo so

  6. Pingback: Sha-la-là | musicanoiosa

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