eventi di cui non parla più nessuno, motivo per il quale ne parlo io.

Mesi sono passati ormai da quando un bel pò di persone (tipo il buon cratete, prendetevela quindi con lui in caso) da quando mi avevano chiesto di parlare di Lucio Dalla, e di scrivere il coccodrillo tipico per la sua morte. Il motivo non è perchè sono tutti pazzi e chiedono cose a caso (cioè in realtà si, ma non in questo caso), ma perchè si sa in giro tra i miei conoscenti che io sono grande fan del suo lavoro ed ero la persona giusta per onorarlo. E allora perchè non l’ho fatto al momento giusto ed ho aspettato solo ora a fare sto benedetto articolo? Il motivo vero è che non ne avevo voglia. Ci ero rimasto proprio male. Non me l’aspettavo, e non so perchè non avevo pensato al fatto che Dalla fosse vecchio e umano e che potesse morire, non ci avevo pensato. Ed ero un pò triste. Proprio triste eh, non tipo che “mi dispiaceva”,ero triste proprio. Ci tenevo molto alle sue canzoni, evidentemente, e non avevo voglia di affrontare la cosa faccia a faccia e ho fatto finta di niente. Adesso però mi va un pò di parlarne, l’occasione è stata che l’altro ieri ho trovato e riascoltato un vinile dai miei dell’album “Lucio Dalla” (lo sapete vero che ho scambiato delle robe per suonare per un technics per ascoltare i vinili? ) e soprattutto una mattinata di vacanza che mi son preso in modo del tutto ingiustificato. E me ne sbatto se sono in ritardo o se non ho “onorato la morte”, che per me è un ossimoro senza senso come dice qualcuno ma poi ne parliamo un’altra volta và. Parlo invece di qualcuna delle mie canzoni preferite per me un pò emblematiche dell’artista in questione, così da farvelo piacere un pò anche a voi, e sopprattutto per giustificarmi per questi gusti così nazionalpopolari agli occhi dei miei amici snobnazinerds.

Parlo subito di anna e marco, anche se in realtà ne avevo già disquisito. Voglio però aggiungere solo una considerazione a quell’articolo. Rileggendolo mi sono reso conto della mia pessima sintassi, ma soprattutto che Anna e Marco parlava esattamente della mia condizione in quel momento, perchè ero io che avevo preso una ipotetica “moto” e “stavo andando in città”, loro come me volevano scappare dal baretto e dallo squallore della vita di provincia, o almeno provarci, sapendo comunque di non avere nessuna possibilità di riuscita visto che in Italia e anche a Milano in realtà il concetto di città come metropoli non esiste, ma anche di questo forse se ne dovrebbe parlare nella solita separata sede. E poi, comunque, non so quante canzoni da 3.50 conosciate che ti portino a fare un giro, ti fanno vedere un mondo, il tuo mondo, e ti faccia capire un due o tre cose in più, usando un occhio esterno con un effetto alla “scrooge-con-lo-spirito-del-natale-passato” di dickensiana (ma in realtà disneyana) memoria. Non male affatto per una “canzonetta”, alla fine.

questo mi pare sia il primo singolo di Dalla come “cantante” (prima era solo compositore per altro, o almeno credo) . Non è una canzone memorabile nel senso stretto della parola, il testo (che infatti non è suo) è veramente vecchia scuola con ste tronche che fanno tanto retrò ma proprio per questo motivo a me scassano le balle. La cosa che però me la fa ascoltare tanto (perchè l’ho ascoltata tanto, non so se lo sapevate) è la pulizia della melodia. E’ tutto dannatamente al posto giusto, un ritornello in minore con arrangiamenti con ottoni ed orchestra (che bello quando c’erano le orchestre a disposizione della musica pop porco giuda), ansia che sale con vibrati vari e TAAAC arriva il passaggio a ritornello, sviolinate in crescendo, un bel maggiorone dei nostri MA invece quando meno te lo aspetti c’è quel bridgettino lì pre-strofa che da tutto un tono diverso anche alle parti prima. E’ una delle canzoni anni 60 tipiche italiane, di quelle proprio belle però. Lucio Dalla era un genio melodico puro, caratteristica principale che viene fuori subito dai suoi primi lavori e che rimarrà sempre. Prendete 4 marzo 1953, il cielo, o piazza grande, che sono le pù famose (andateli a vedere le canzoni che ho linkato qua e non ho messo embeddate per rendere il tutto più leggero, sono performance rare, a cui aggiungo soprattutto questa qua) o centomila altre della sua produzione, la melodia elegante e misurata è la sua cifra stilistica, e dici poco cazzo, per uno che fa musica. Tipo per esempio, in quanti hanno fatto una hit di uno scat (non nel senso morandiano, stronzi, attenti che ve meno) di “dubudebedebedubudubà“? Ok, a parte scatman john?

Questa è una canzone pop radiofonica in cui si dice “mi hai lasciato, stronza, con me facevi la suora poi sei andata a fare la puttana in giro. Sono triste parecchio, ma sai cosa ti dico, non me ne frega una cazzo, non eri poi granchè, alla fine mi faccio una sega e vaffanculo” in modo esplicito e senza mezzi termini. In radio. In italia. Negli anni 70. Non che siano particolarmente rare nella realtà situazioni così, non so a voi ma a me ne è capitate di vedere in giro (e qualcuna viverle pure in prima persona) a bizzeffe (bizzeffe parola della settimana). Disperato erotico stomp è un inno al riappropriarsi della propria dignità, dopo averla persa per amore, e ristabile una pace con se stessi. Aggiungendoci però un’ode alla masturbazione, in un tono e un modo che non so perchè mi ricorda petronio e il satyricon (forse perchè lo sto leggendo? sono proprio furbo nel mettere indizi per apparire molto più colto di quanto sia in realtà), oltre che una critica al femminismo duro e puro, che come quasi tutte le cose dure e pure (tranne il cioccolato) è da deprecare, ma che è ancora un pò un tabù (giustamente forse, ma anche qui discorsi sempre nella solita “separata sede” se ne potrebbero fare a BIZZEFFE). Visione simpatica ancora più interessante del tutto la si ha tenendo conto che molto probabilmente Dalla era gay (o almeno così si dice), fa diventare tutto ancora più gustoso e ancora più anticonformista.

questa invece la metto perchè è stata una delle ultime a cui mi sono affezionato. Pensavo che come attenti al lupo e altre cagate, per Dalla molto spesso i singoli erano i peggiori pezzi dei suoi dischi. Cioè su quel disco lì c’era milano, anna e marco già menzionata, quel pezzone dell’ultima luna di cui non parlo colpevolmente per questione di spazio, oltre che cosa sarà, e la gente si ricorda invece di sta “caro amico ti scrivo” che in realtà tra l’altro si chiama “l’anno che verrà” ma “si sa che la gente non capisce davvero un cazzo” io pensavo. E la gente non capisce davvero un cazzo, ma per motivi diversi da quanto da me ipotizzato. Perchè, per esempio, del pezzo qua sopra bisogna ascoltare bene le parole. La prima parte è una canzonetta abbastanza bruttina, arrangiamento banalotto, testo semplice, forse un pò criptico ma niente di più. Però continua subdolamente a salire. Sale e sale, si capisce sempre di meno del testo, e la scalata di tonalità sembra portare a qualcosa… e tac si risolve con la parte di “vedi caro amico cosa ci si deve inventare, per poter riderci sopra, per continuare a sperare” la parte urlata e incalzante, in cui ti si dice “guarda che qua è tutto una merda, siamo usciti dagli anni di piombo, ma siamo a pezzi, e quel pezzo prima era volutamente una stronzata”. è una finta canzone semplice, dal significato molto più profondo di quanto ci vuole far credere. Cosa che in realtà ha fatto molto spesso in molte canzoni.

Finisco con questo pezzo qui. Credo sia il suo capolavoro, probabilmente nella top 5 della classifica mia personale di canzoni. In assoluto dico. Il testo è un capolavoro, scritto oltretutto nel primo disco in cui era anche autore delle parole. Di una contemporaneità spaventosa, sarebbe geniale anche se fosse stato scritto una settimana fa. Oltre che la musica, il giro di accordi, quelle piccole dissonanze sparse quatte quatte in giro, quel salire  e tutto insomma. Però l’aspetto che me la fa piacere di più è che, non so esattamente perchè, in questa canzone ci sono anch’io. Ci sono io a 27 anni senza una lira, i miei centomila curricula (com’era la storia del colto?) mandati senza speranza, che fa il colloquio al bricocenter e che viene rifiutato perchè “troppo sveglio”, la mia condizione stupida del circolo vizioso di “studente lavoratore”, di studiare per lavorare e di lavorare per studiare, facendo tutto male, c’è mio padre lasciato a casa per un ridimensionamento di una multinazionale a 54 anni,  e poi c’è il mare, ci sono io felice da bambino in un’estate caldissima che faccio il bagno con mio nonno in spiaggia che mi guarda dalla riva, con le maniche della camicia e i pantaloni risvoltati che si fa ombra di fianco a un peschereccio, ci sono io che un pò più grande mi rifiuto di fare il bagno in quello stesso mare perchè è rosso, viola scuro, o con la schiuma o come insomma, l’acqua non era e non dovrebbe essere, e le sdraio e gli ombrelloni di mille colori sciacquati con la canna degli stabilimenti balneari (bagni in realtà si dice, ma non avreste capito) messi ad asciugare sul lungomare nei giugni o nei settembri di ogni anno, ed io con la biciclettina rossa e nera che sfreccio di fianco contento e non penso alla scuola e alla brianza e a tutte le stronzate che avrei dovuto affrontare. Insomma ci sono un pò anch’io in quel pezzo lì, e non solo, ed è per questo che mi è spiaciuto davvero quando Dalla è morto, perchè mi aveva raccontato qualcosa che ancora non avevo capito di me stesso.

Mi sto dimenticando di vari aspetti della sua vita, per esempio del fatto che fosse un collezionista e conoscitore d’arte di livello altissimo (una puntata pazzesca mi pare di passepartout lo mostrava come cicercone di opere a casa sua e a Bologna), o che fosse appasionato di basket (sinonimo di evidente enorme e smisurata intelligenza), o del fatto che nelle interviste recenti elogiasse i sigur ros o la metrica in alcuni artisti rap, cosa che non ti aspetti da un cantautore di più di sessant’anni.

O ancora peggio non sto parlando dei centomila pezzi altrettanto validi che non ho preso in considerazione, cioè vogliamo non parlare del lancio pre-ritornello di nuvolari? o della follia di corso buenos aires?  o il tributo alla musica napoletana di caruso?

è che figa già sono andato in lungo, mica si può abusare dell’attenzione della gente, fate un pò qualcosa anche voi osti e approfondite un attimo, se vi va. Se non vi va amen.

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tu dici che è hardcore quando scleri più di Sgarbi, quando mi cacci la gomma come Barbie, ma arrivi tardi.
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2 risposte a eventi di cui non parla più nessuno, motivo per il quale ne parlo io.

  1. illcomfort ha detto:

    ciccio io ti voglio tanto bene…davvero!

  2. Pingback: “Ladies and Gentlemen, the greatest Band of the Generation” – Bon Iver live a Ferrara | musicanoiosa

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