i migliori pezzi degli ani a novanta – una gag che va avanti da vent’anni e che non mi ha ancora stancato

gli anni novanta sono finiti anticipatamente con micheal jordan che si incunea verso l’area, si ferma lasciando byron russell sul posto, rantolante sul parquet, palleggia raccogliendo la palla con la mano sinistra con un gesto tanto naturale quanto fulmineo, si stacca da terra lasciando andare quell’oggetto color mattone con la scritta spalding proprio nel momento in cui raggiunge la massima elevazione, resta immobile per qualche lunghissima frazione di secondo mentre l’oggetto color mattone scivola verso il suolo lambendo la retina portando i rossi in vantaggio in gara sei nello utah ad una quantità risibile di secondi dalla fine, dopo aver rubato palla a karl malone nella sua metà campo. batman forever non c’entra: the shot, che se fossi stato gianni brera avrei descritto in modo estremamente poetico e convincente e non con la precedente sbrodolatura pretenziosa, ma se fossi gianni brera probabilmente scriverei su pagine diverse da musicanoiosa ma non ne sono nemmeno così certo, è stato lo spartiacque tra la mia vita di bambino e quella di adoloescente, che ha a sua volta preceduto l’attuale fase di “bambino fuori tempo massimo”, ma questo è un altro discorso, funzionale soltanto ad estrinsecare l’ovvio, ovvero che nonostante un gusto vagamente più raffinato dei miei cotanei, che per l’epoca significava un’infatuazione per i green day di dookie mentre i suddetti coetanei si passavano la cassetta di yabbadabbadance – e vi assicuro che esisteva davvero – io gli anni novanta in tempo reale e tutto ciò che di degno di rimpianti hanno portato li ho soltanto sfiorati, lambendo i fenomeni del punk-hardcore melodico californiano e del brit-pop senza farmene peraltro una colpa, ed è solo successiva l’apertura del sesamo dei quattordici anni, ed è ancora più tardivo lo scoperchiamento del vaso di pandora di internet, e mi fermo qui per il semplice motivo che ho esaurito le metafore mitologiche. scimmiotare in piccolo nme, rivista mai letta né negli anni novanta né negli anni duemila e riguardo alla quale ho solo da pochi anni scoperto la totale identità con una fantomatica ennemì spesso citata da persone che non ho mai veramente ascoltato, ed un numero imprecisato di blogger italiani di successo a cui è stato effettivamente richiesto in modo esplicito, a differenza del sottoscritto, di tracciare un abbozzo dei dieci pezzi più belli degli anni novanta, per me non può aver altro significato della retrospezione, del “se avessi avuto diciassette anni o venti o venticinque in quel decennio avrei ascoltato queste cose”, perché se il significato fosse realmente “quando avevo tra i cinque ed in quattordici anni, ovvero in quel decennio, ascoltavo queste cose” ed io stessi travisando il tutto vorrei essere avvertito, perché ho una lista di riserva con metà smash degli offspring, tutto what’s the story morning glory degli oasis e non molto altro.

get up kids – holiday (1999)

più o meno per le stesse motivazioni di kekko, con l’aggravante che il cioccolato non mi piace e con l’attenuante di non essere diventato obeso. che non sono convinto sia un’attenuante.

the melvins – going blind (1993)

il pezzo con cui ho conosciuto i melvins, tuttora una pugnalata al mio cuoricino ogni volta che non la fanno live, ovvero sempre, almeno quando li vado a vedere io.

strapping young lad – underneath the waves (1997)

per tutto il tempo c’è devin townsend, quando ancora non era pelato, che urla “on and on” o cose come “tired of waiting for fucking nothing”. tutto quello che è venuto dai syl o da devin dopo city non ha, ovviamente, senso di esistere.

pantera – mouth for war (1991)

potrebbe essere tranquillamente fucking hostile o a new level o this love, prendo questa.

entombed – out of hand (1993)

un giorno mia madre entro in camera mia mentre stavo ascoltando questo pezzo, mi guardò, urlò “la musica di satana!” e se ne andò.

sleep – jerusalem (1998)

io lo preferisco a dopesmoker ma penso sia soltanto per una mera questione di snobismo.

nine inch nails – march of the pigs (1994)

contate anche qualsiasi altro pezzo da quel disco e dal successivo.

dillinger escape plan – 43%burnt (1999)

calculating infinity è stato quel genere di disco che capita una volta sola nella storia di una band, forse di un’intera declinazione di un genere musicale, ed il fatto che per i dillinger escape plan sia arrivato al primo colpo non ha influito positivamente su tutto ciò che è venuto dopo – ad eccezione dello spettacolare ep con mike patton alla voce.

turbonegro – i got erection (1996)

anche qui, avrei potuto scegliere qualunque pezzo da ass cobra o da apocalypse dudes, ma sono un romanticone e scelgo la ballata. ah-ha.

neurosis – locust star (1996)

non c’è un motivo particolare ma mi sentivo in colpa a non inserire qualcosa dei neurosis.

burzum – det som en gang var (1994)

potrei sostituirla con freezing moon, transilvanian hunger, inno a satana, battles in the north o mother north e via dicendo: un omaggio paradigmatico al genere musicale più curioso e probabilmente complesso dal punto di vista sociale. dopo il teen pop.

built to spill – randy described eternity (1997)

il più bel disco rock del decennio e probabilmente degli ultimi vent’anni si apre così.

low – words (1994)

non ho nulla da dire, mi viene da piangere ogni volta.

kyuss – odyssey (1994)

l’enciclopedia dello stoner rock ed un piccolo indizio su quello che stava succedendo nel deserto negli anni novanta e sul perché sia stato importante, ma soprattutto sul perché regalerei un rene già promesso a molte persone per averne fatto parte.

motorpsycho – now it’s time to skate; mogwai – mogwai fear satan; unsane – scrape; faith no more – the gentle art of making enemies; la discografia degli anal cunt (ho discusso a lungo – quindici secondi – con il samoano sull’opportunità di riempire questo articolo soltanto di canzoni degli anal cunt: sarebbe stato forse scontato); un pezzo a caso di natalie imbruglia da left of the middle e non solo perché lei era genuinamente troppo figa.

gli altri pezzi di cui avrei parlato se quegli stronzi di blogger italiani di successo non avessero arbitrariamente limitato la scelta a dieci canzoni. prima di queste ne ho messe una dozzina, in realtà, ma immagino non se ne accorgerà nessuno: il fatto è che ho un grosso problema con i concetti di scelta e selezione e valore. oppure potrebbe essere dovuto al fatto che quei mitici anni novanta hanno lasciato un’eredità piuttosto ingombrante su giovani facilmente impressionabili degli anni duemila come me, ma mi esimo dal formulare giudizi perché sono le undici di mattina e non è mai saggio fornire opinioni forti su qualcosa prima di pranzo.

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Informazioni su paranoise

mi piace la musica di satana.
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3 risposte a i migliori pezzi degli ani a novanta – una gag che va avanti da vent’anni e che non mi ha ancora stancato

  1. cratete ha detto:

    Disonesto, gli Offspring si sono molto offesi.

  2. ilsamoano ha detto:

    scontato ma comunque gustoso

  3. dieguzz ha detto:

    Grazie per i motorpsycho di timothy’s monster…

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