“Ladies and Gentlemen, the greatest Band of the Generation” – Bon Iver live a Ferrara

Questo uno dei migliaia di commenti (tutti molto simili) che si può trovare ai diversi live del tour 2012 dei protagonisti del mio articolo di oggi (come se scrivessi tutti i cazzo di giorni no!?!). Anche il post che scrissi l’anno scorso (appunto) sullo stesso argomento aveva un incipit simile a questo….ossia, che ho veramente rotto il cazzo con Bon Iver!

Però giovedì 19 Luglio sono stato al loro concerto a Ferrara e voi grandi intenditori di musica sapete benissimo quanto la performance live sia importante per giudicare la qualità di una band e quanto l’atmosfera che circonda un concerto giochi un ruolo fondamentale nel contestualizzare un fenomeno. Due cose che noi fottuti nerd della sequenza do re mi fa sol la si siamo soliti fare. “Ciancio alle bande” e andiamo subito alla cronaca dei fatti, farcita dalla mia solita vomitevole simpatia.

Scopro di questo live in piena fase “a tre zeri” di ascolto del disco, cioè quando ormai le canzoni le sai più che a memoria. Più o meno quando inizi a seguire l’andamento delle canzoni con microsmorfie fisiche, il tempo della batteria lo tieni con piccole alzatine di spalla, la melodia della canzone allargando le narici a tempo e i cori-gli archi-i fiati li segui con deformazioni facciali che vedendomi da fuori l’unica che non si preoccupa più è la mia ragazza e il mio coinquilino. Eccitazione a mille, compro i biglietti per primo e i 6 mesi di attesa sembrano lunghissimi. Invece nemmeno il tempo di abituarmi ad un paio di terremoti, al fatto che la nazionale è più forte dell’ Inghilterra ma meno della Spagna, che la Tommasi fa i porno e che Paranoise è ufficialmente dottore, che arriva il 19 Luglio.

La location del concerto doveva essere Piazza Castello, ma appunto il sopracitato terremoto ha costretto gli organizzatori a spostare tutto in un bel pratone fuori città vecchia, il famosissimo Motovelodromo di Ferrara! Il cambio location ha sicuramente smorzato l’atmosfera magica della manifestazione “Ferrara sotto le stelle” ma logisticamente ha aiutato lo svolgersi dei concerti. Ampi parcheggi gratuiti, zero fila a entrare, forze dell’ordine ordinatissime che non aprivano uno zaino nemmeno se glielo chiedevi. Arriviamo presto e ammazziamo il tempo con delle simpatiche birrette frizzanti dal tipico sapore ferrarese, la Heineken!

In quel pratone davanti al palco si respira un’aria davvero strana e inusuale. C’è una tranquillità che poche volte ho visto prima dei concerti.  Tutti super rilassati, un’atmosfera post-hippy vera, aiutata forse anche dai molti stranieri (e straniere) presenti e dall’affluenza generale non così massiccia! Si stava davvero bene insomma li in quel prato. Il fatto che nel video che ho trovato in giro per la rete mangio un panino e mi guardo intorno ne sono testimonianza.

(EDIT: l’embed di questo video è stato eliminato per ottemperare a quel delirio ottuso chiamato Cookie Law. Se anche tu vuoi far sapere ai nostri legislatori che forse i blog di musica indipendente non sono come Google o Facebook o Apple o Gesucristo, firma la petizione al seguente link: http://bloccailcookie.org/ )

http://www.vimeo.com/46127631

Si percepisce già la storicità del momento, si sente già echeggiare quell’ “Io c’ero!”. Si torna al presente quando qualche stronzo (probabilmente di Milano) fa partire la voce che il concerto sta per iniziare, scambiando probabilmente un roadie per qualche musicista dei Polica: morale tutti si alzano in piedi e addio meritato svacco post lavoro post 4 ore in auto….sarebbe passata un’altra ora prima di vedere la band di Channy Leaneagh salire sul palco. Che dire dei Polica….il disco è molto bello anche se alla lunga risulta monotono, d’altronde è un esordio: la band fa della propria inusuale line up l’elemento chiave della musica che propone. Giri di basso molto gonfi supportati da due batterie altrettanto presenti su basi electro mandate da uno dei batteristi. Sopra la voce in auto-tune di Channy da fluidità al tutto. La performance live però non è granchè. I volumi sono molto bassi, il sole è ancora alto nel cielo, pochi giochi di luce sul palco e una strumentazione visivamente povera non rendono giustizia alla band di “Give you the ghost”. Sentimento diffuso è anche quello di odiare un po’ il signore idDio che fa sempre piovere sul bagnato, nel senso che la nostra Channy non poteva nascere solo intonata…no….ma pure figa! Quel vestitino li e i movimenti pelvici sono il ricordo più bello che mi porto a casa.

Scende il sole e verso le 21.45 sale sul palco Bon Iver. Ci siamo, il gran momento è arrivato, mi pezzano le mani già solo a sentire l’intro dei campanacci delle mucche che accompagna la band mentre prende posto. Alle prime 4 note dell’arpeggio di Perth sono già al tappeto. Il match continua con Minnesota e Michicant che infieriscono ancora di più sul mio KO emotivo. Seguono Hinnom-TX e Wash, due pezzi vellutatamente riarrangiati e che live guadagnano quell’identità che su disco manca. Finalmente una micro pausa. Tiro un numero a caso, ma i 5000 presenti (pochi) pendono letteralmente dalle labbra del buon Justin Vernon che sembra davvero spiazzato dalla calorosa accoglienza. Ci fa sapere che è la prima volta per Bon Iver in Italia, e che abbiamo una ridondante reputazione internazionale (“Si parla molto di voi all’estero”): probabilmente si riferisce alla Tommasi, alla nazionale di calcio, ai terremoti e alla laurea di Paranoise. No, invece no, ce l’ha con il nostro romanticismo, paraculandosi timoroso fin dalle prime parole del suo discorso, autodefinendosi “razzista” per tale definizione. Probabilmente il caro Justino dimentica (o non sa) che il romanticismo che trasuda dalle pozzanghere del Wisconsin è nulla confronto alla bellezza di qui dove il mare luccica e tira forte il vento su una vecchia terrazza davanti al golfo di Sorrento. Quindi senza timidezza o paraculate: si, sei nella patria del romanticismo bello mio, e quel piccolo esercito ordinato di persone che hai davanti ne è dimostrazione!

Il set continua e acquista forza nonostante la dinamica dei pezzi proposti sia altalenante. Ma ormai c’è confidenza reciproca e durante Re:Stacks, eseguita con  solo voce e chitarra suona un silenzio tombale (come nella tomba deve essere finita Francesca a cui il pezzo è stato dedicato). Seguono Calgary e Beth Rest, probabilmente il pezzo che acquista più forza nell’arrangiamento live. La band saluta e si ritira per la classica finta-pausa (credevo non la facessero e infatti mi sono preoccupato perché mancavano 3 pezzi tra i must play!). Urla e ululati anticipano The Wolves cantata a squarciagola da tutti, bagarino dei panini svonci compreso! Si chiude con For Emma che è un tripudio di positivismo-sorrisi-baci- pacche sulla spalla e abbracci generali.

Bello cazzo, troppo bello, così bello che comprare la maglietta mi sembra riduttivo, sarebbe un po’ come mettere sullo stesso livello quello che ho appena visto con tutto quello che ho visto prima del 19 Luglio 2012, e , ragazzi miei, non è così! Ed ecco qui che arriviamo alle riflessioni socio-musicali serie.

Intorno a Justin Vernon c’è del divismo, cucitogli addosso da milioni di fan innamorati della sua storia a lieto fine (ne parlavo appunto qui). Ma è un divismo sano, costruttivo, filtrato mostruosamente dall’altezza qualitativa della musica che propone, depurato ancor di più dalla genuinità del ragazzo di campagna. Lo incoronerei simbolo della /generazione/, di quella “the generation” del titolo del post appunto, orfana dei miti da magazine ai quali si appassionava a “scatola chiusa”, senza sapere pressoché nulla al di la di ciò che all’interno ci veniva raccontato, annoiata dai milioni di fake che hanno poi caratterizzato il successivo decennio di networking furibondo, e che finalmente, nel gigantesco talent show (più simile a La Corrida) che è internet, ha trovato qualcuno concreto, di veramente bravo a cui appassionarsi e affezionarsi!

Per le riflessioni musicali devo impegnarmi un po’ di più. Partiamo dalle cose certe: la dimensione live è il 3D dei dischi e la scenografia e  le luci sono gli occhialini con lenti colorate. Non c’è un pezzo che non guadagni dall’esecuzione in diretta. Sbalorditivo come nelle decine di live non esista una versione di un pezzo uguale all’altra, segno che a quei “9 elementi li” piace suonare veramente. Altra cosa sensazionale è l’omogeneità del live: davvero difficile legare pezzi come Creature Fear e Calgary. La band ci riesce con una padronanza dei propri strumenti che è sconvolgente. Justin Vernon è il vero direttore d’orchestra e mente del progetto, anche se è molto evidente quanta fiducia riponga negli altri compagni di band. Non fraintendetemi, non parlo di tecnicismi asettici o freddure da turnisti mercenari, piuttosto di estrema complicità al servizio della resa finale del brano. Il trionfo del “less is more”! Tutto questo trasforma canzoni estremamente semplici, costruite su 3 note, in veri e propri capolavori di armonicità ed eleganza, dalle linee vocali celestiali e dagli arrangiamenti davvero superbi. Scomodo i mostri sacri (anche se a mio parere già si sono fatti più in la da soli): prima di mettermi in auto per affrontare il viaggio di ritorno (caratterizzato dal colpo di sonno più lungo della mia vita durato circa da Parma a Melegnano) riflettevo con il mio amico su come in Bon Iver coesistessero la classicità dei Sigur Ros, il divismo rock 90’s dei Radiohead e l’ecletticità artistica del singolo performer di Bjork.

“Ladies and Gentlemen, the greatest Band of the generation” non è un commento a caso, ripetuto da presentatori tv, critici musicali, blog e fanzine, ma anche il parere di un ragazzotto cresciuto nella nazione romantica per eccellenza, probabilmente frastornato  e confuso “dalla potenza della lirica dove ogni dramma e’ un falso che con un po’ di trucco e con la mimica puoi diventare un altro!”. Dimenticavo, nei sei mesi d’attesa a quest’evento, oltre alla nazionale, Sara Tommasi ecc ecc è accaduto un fatto davvero importante ricordato già dal Samoano qui e qui: è morto Lucio Dalla, al quale questo post, anche attraverso le citazioni, vuole rendere omaggio!

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3 risposte a “Ladies and Gentlemen, the greatest Band of the Generation” – Bon Iver live a Ferrara

  1. ale-bu ha detto:

    letto in ritardissimo. che bel post! 🙂

  2. illcomfort ha detto:

    Grazie Ale…! Il tuo commento è in linea col post! c’è amore nell’aria!

  3. Pingback: I miei inutili dischi del 2012 | musicanoiosa

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