I pantaloni alla zuava

Salad Days è un’espressione idiomatica inglese, forgiata (o codificata) guarda-un-po’ da William Shakespeare: significa “i giorni della giovinezza più ingenua e innocente”, ma questa cosa dell’insalata mi fa pensare a modi di dire tipo “ne devi mangiare di minestra prima di…”, frasi che un giorno torneranno nel mio lessico di anziano rintronato.

Salad Days, naturalmente, è anche un disco dei Minor Threat, l’ultimo e quello più lontano dallo stile degli esordi del gruppo, una specie di capolavoro quantomeno della titolazione ironica (che è una cosa vera, non c’entrano le prime pagine del Manifesto, un giorno ve la spiego).

Salad Days potrebbe anche essere un documentario sui “giorni della giovinezza più ingenua e innocente” della scena punk di Washington DC, un tributo a una piccola ma importantissima parte di una storia musicale più grande, tutta americana, molto americana, che è poi la cosmogonia dei nostri ascolti attuali. A filmarlo sarebbe Scott Crawford che alla scena di DC e all’indie ha dedicato la sua vita, da quando portava i pantaloni alla zuava e mangiava insalata ad oggi; e non potrebbe esserci regista migliore, dato che tutti i protagonisti intervistati sono persone che hanno ugualmente dedicato le loro vite a quello che hanno imparato in quella decina pazzesca di anni. Niente che non si possa trovare in qualche libro ben informato, tipo quello bellone di Steven Blush – ma noi qui non sappiamo leggere mica tanto bene, quindi sarebbe proprio bello dare un seguito a questo trailer.

Ho usato il condizionale, perché al buon Crawford manca un po’ di contante e ha deciso di utilizzare un aggeggio social chiamato Kickstarter di cui si è parlato molto nelle parti abitate di internet (cioè lontano da qui*): Kickstarter è un sito sul quale produttori, artisti, musicisti, registi e altri mancati contadini chiedono la limòsina ai propri fan, in genere offrendo un assaggio di quel che il disco/film/coso sarà una volta completata la colletta e regalando qualche incentivo ai donatori (gadget, DVD, kudos a seconda di quanto si versa). Non esprimerò opinioni su Kickstarter, perché tanto non servono a niente: dico solo che, contrariamente a quell’abusatissimo adagio che ha sfrangiato la pazienza («don’t hate the player, hate the game»), qui vale il principio opposto per cui se doni i soldi ad Amanda Palmer in cambio di un singolo orrendo e un paio di tette sei una brutta persona, mentre se versi almeno un dollaro proprio qui ti veniamo a dare delle pacche sulle spalle.

*a proposito di internet, sono uscite qualche giorno fa le nomination per i Macchianera Italian Award, che un tempo si chiamavano Blog Award e poi mi spiegate perché non andava più bene quel nome. Tempo fa, quando su internet ci trovavi ancora solo pazzi che infilavano il pisello nella presa USB e non i tuoi genitori, abbiamo avuto la fortuna di essere nominati anche noi: per questo ci pare buona cosa dare suggerimenti di voto, e i nostri suggerimenti sono tre:
– (come dice l’ingegner Manicardi) dove c’è Azael, votate Azael;
– date un premio per il miglior sito musicale a chi si intende dell’argomento in questione (musica) e non la butta in caciara nel grande mattatoio del post-moderno, cioè Enzo o Colas;
– votate completamente a caso in tutte le altre categorie.

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no, non ho detto noglia.
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