Tema: IL MIO PRIMO CONCERTO. Svolgimento:

PJ

Doveva essere il febbraio del 1998. Federico ha 12 anni. Studia pianoforte, anche se sarebbe meglio dire che studia pianola. Il professore che lo segue è un collega di sua madre, un signore bizzarro che vive in una casa che pare uscita dalla Boheme. Federico si sarebbe espresso così, perché Federico è un piccolo secchione. Il professore gli fa provare il pianoforte della sua casa bohemienne, piena di spartiti e altre cose bizzarre. Il pianoforte in casa non si poteva avere, nonostante la sua famiglia nutrisse ambizioni altoborghesi, perciò Federico si accontenta di una pianola GEM. Pochi anni dopo la pianola sarebbe finita in soffitta, avvolta da un panno verde di feltro, di quelli che si usano per i tavoli da gioco.

Era sicuramente giugno, anno 2000. Intorno alla metà di maggio il TG1 aveva annunciato un tour italiano dei Pearl Jam per l’uscita del loro nuovo disco: Binatural, disse l’annunciatrice, proprio così. Pucci ha quasi 15 anni e, a differenza dei suoi amici che hanno già visto dal vivo i Persiana Jones e altra gente così, non è mai stato a un concerto rock. Suo fratello maggiore lo ha involontariamente indottrinato alla vita: ascolti, letture, fumetti, videogiochi, qualsiasi cosa si trovasse nel raggio di 5 metri dalla camera del fratello, Pucci lo assorbiva come un calzino di spugna si impregna di sudore. Quando di notte il fratello lasciava la sua camera per uscire con gli amici, Pucci ne diventava sovrano reggente. Quelle ore di saccheggio gli avrebbero rovinato lo stomaco, per così dire: per adesso Pucci sa solo di avere una passione smodata per un gruppo che stava arrivando in Italia.

Federico ha saputo dal suo professore che alla Scala di Milano eseguono tutte le Sinfonie di Beethoven con la direzione di Riccardo Muti e se vuole – e Federico vuole, oh se vuole – può andarci con lui, gratis, ché il professore ha un contatto che gli tiene da parte due posti in barcaccia. La barcaccia, nei vecchi teatri come la Scala, è quella sezione dei palchetti a metà fra povero e addetto ai lavori, la fascia di palchetti ai due lati del proscenio: posti molto avanti dai quali non si vede niente, se non l’orchestra nella buca. Ma questa volta non c’è niente da vedere, Federico non sta andando a guardare un’opera ma a sentire un concerto. La scelta cade su una serata con due Sinfonie, la Sesta e l’Ottava: della seconda Federico non sa quasi niente, ma la prima la conosce, è la musica di quel pezzo di Fantasia che più amava da piccolo, il brano con le figure più fantastiche del mito greco, centauri, cavalli alati, satiri, fiumi di vino e tutto il resto. Federico è anche patito di mitologia greca, come se non bastasse: un anno prima per Natale aveva ricevuto le videocassette di Luciano De Crescenzo sui Miti degli Dèi e degli Eroi. Amore per Ludovico Vàn, storie di gente che si ammazza e tromba, un ghigno da idiota e una tendenza all’asocialità: Federico non sarebbe mai più stato così vicino ad Alex di Arancia Meccanica

Pucci ha convinto i suoi genitori a farsi accompagnare dal fratello maggiore al concerto dei Pearl Jam. Prenderanno un’Alfa 145 blu con le portiere ingestibili, un po’ pesanti di loro, un po’ appesantite dalle decine di audiocassette accatastate lì dal fratello. Nel viaggio verso il concerto ascoltano quella di Clandestino di Manu Chao, consumata quasi quanto la discografia dei Pearl Jam fino ad allora. Suo fratello li ha tutti, i dischi de Pearl Jam, TenVersusVitalogyNoCodeYieldBinaural, tutti originali, più una cassetta di un live del ’93 con dentro una cover di Beast of Burden dei Rolling Stones. Pucci li ha ascoltati tutti più e più volte sul suo stereo Nokia colorato: conosce tutte le parole, canta sopra tutte le canzoni, fa gli assoli con la bocca, insopportabile. Negli ultimi mesi della quarta ginnasio angoscia il suo compagno di banco e il suo amico Attilio con le storie più o meno inventate sull’origine del nome del gruppo, i cambi di batterista, i testi profondissimi, che non avrebbe mai ammesso di non sapere sempre cosa volessero dire. Una volta, agli albori dei traduttori automatici online, Pucci prova a riversare in italiano tutte quelle espressioni che nemmeno suo fratello sa spiegargli, tipo “G glorificata”, o “sexymanicodiscopamammina”. Nemmeno il traduttore automatico può aiutarlo.

Il suonatore di fagotto finisce per assomigliare al fagotto: questo assioma si conficca nella testa di Federico mentre fissa l’orchestra sulla scena con i gomiti sul velluto rosso del Piermarini e il mento sui palmi. Il velluto puzza di polvere. E comunque, esattamente uno cosa dovrebbe fare durante un concerto sinfonico? Chiudere gli occhi e immaginare? Se lo fa, Federico vede centauri, cavalli alati, satiri, fiumi di vino e tutto il resto, e un po’ gli sembra di rovinarsi il momento.  Sono le prime avvisaglie di una mente destinata a sciuparsi, perché non c’è altro che Federico possa dire a proposito di quel concerto, un paio di ore della metà di marzo del 1998 accantonate in un angolo di memoria. La fortuna di Federico, una fortuna che davvero pochi hanno, è che quel concerto può rivederlo quando gli pare. Tempo due mesi e Federico avrebbe comprato i suoi primi dischi, coi soldi risparmiati della paghetta: uno di questi era Live on Two Legs, un’antologia live del tour 1998 dei Pearl Jam.

L’odore di canna non è molto diverso da quello di ascella sudata e il FilaForum di Assago, il 22 giugno 2000, sa parecchio di ascella, vera o presunta. Pucci non ha il biglietto, perché lui e suo fratello sono e sempre saranno sprovveduti, ma lo trova a metà prezzo da un bagarino che confonde i Pearl Jam con il gruppo spalla (i Dismemberment Plan). Sgomitando fra le ascelle e gli zaini pieni di toppe, Pucci si ritrova a meno di una decina di metri dal palco. Il gruppo suona tanto, suona tutto; Pucci canta tutto, anche gli assoli, insopportabile. Ogni volta che un assolo o una parola cambiano, Pucci non scazza per niente: ride e si gira verso il fratello. Uno sguardo di intesa e poi si rivolge di nuovo verso il palco. Jeff Ament e Stone Gossard si scambiano basso e chitarra per suonare Smile: Pucci ride e si gira verso il fratello. Eddie Vedder beve a canna bottiglie intere di vino rosso o si rende ridicolo con un pallone: Pucci ride e si gira verso il fratello. La fortuna di Pucci, una fortuna che davvero pochi hanno, è che quando vuole può ricordarsi ogni singolo istante di quel concerto. A settembre i suoi genitori gli regalano un pianoforte, finalmente.

Certe cose si scelgono e altre no. La famiglia, tendenzialmente no. Gli amici, tendenzialmente sì. Alcune prime volte, come il primo bacio, auspicabilmente sì, ma di fatto no. Il primo concerto dovrebbe essere sempre e solo una scelta consapevole, soprattutto quando ricostruiamo la storia dalla prospettiva dei vincitori. Io per non sbagliare parte (vincitori o vinti) di storie ne ho addirittura due. L’idea di tutto questo, che doveva entrare in un ebook e invece no, è di Franci: se non lo sapete, il suo blog è ufficialmente il migliore a parlare di musica.

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Informazioni su pucci

no, non ho detto noglia.
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4 risposte a Tema: IL MIO PRIMO CONCERTO. Svolgimento:

  1. Pingback: NAVIGARELLA – In morte di XL | BASTONATE

  2. ale-bu ha detto:

    L’ho letto tre volte, prima mischiato e poi le due storie una alla volta, tutte di fila. Mi è piaciuto sempre. Applausi dal loggione.

  3. daniele ha detto:

    Proprio un bel pezzo.

  4. cratete ha detto:

    Se me lo dite voi, devo cominciare a crederci. Grà.

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