Come Messner quando si ritrovò a calare tutto solo dal Nanga Parbat (FBYC, Quassù c’è quasi tutto)

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Nel giugno 1970 Reinhold e Günther Messner scalarono l’impervia parete Rupal del Nanga Parbat, la montagna più alta del Kashmir, fra le più pericolose da affrontare al mondo. Al ritorno Messner arrivò da solo: il fratello era stato travolto da una valanga sulla via del ritorno a pochi passi dalla salvezza, ma per 35 anni – finché la salma di Günther non fu ritrovata – molti ex colleghi sostennero che per avidità di gloria Reinhold avrebbe lasciato morire il fratello prima di giungere alla vetta.

I Fine Before You Came che a sorpresa hanno pubblicato qualche giorno fa un nuovo EP, Quassù c’è quasi tutto, sono un gruppo diverso da quello che aveva cominciato la scalata del suo Nanga Parbat nel 2009 con il primo disco in italiano: alla fine di un percorso che non solo ha avuto successo per loro ma anche conseguenze su molta musica italiana, oggi i FBYC hanno scollinato, e quella che si vede in copertina è una discesa della quale non si riesce a vedere la fine per colpa della foschia, ma che senza dubbio andrà discesa, quantomeno per forza di gravità, e che porterà da qualche altra parte, forse il mare. Se la salita di Sfortuna era affannosa, e in Ormai era atletica come una corsa di stambecco, Come fare a non tornare è stato un momento di svolta senza il quale ora i FBYC non starebbero lassù, dove c’è quasi tutto quello che vogliono dire e suonare per un po’.

Fuor di metafora, che il cantato di Jacopo stesse evolvendosi lo avevamo già scritto quando uscì a sorpresona Come fare a non tornare: se ancora con Ormai il suo ritmo era anapestico (ta-ta-taa) a dispetto di una musica spondaica parecchio grave (taa-taa), ora i ritmi si sono messi in pari. Più in generale, i pezzi si sono allargati e non c’entra solo la velocità (anche se sì, qualche BPM è andato perduto e la durata è lievitata), ma è proprio un sfibrarsi dei giri, retaggio rock&roll superatissimo di cui rimangono a malapena le vestigia, in un senso chiaramente post-rock fatto di arpeggi e droni, di bridge che non portano da nessuna parte, di cambi di tempo e volume che rispettano una sintassi tutta strumentale e non testuale, di atmosfera in quanto contesto tematico che conta più di una retorica lineare: così Angoli è una splendida via emo alla musica pesa e lenta, qualcosa di molto POST, come avrebbe dovuto suonare nella mia testa il supergruppo Eluvium+Explosions in The Sky invece di questa roba qui; Distanze è invece il pezzo che segna il passaggio in nuovi territori, dove il mantra iniziale – marchio di fabbrica emo/FBYC – si trasforma in contro-canto, al limite della riccardonata prog, un pezzo che se i FBYC fossero prevedibili avrebbe aperto l’EP anziché chiuderlo, e invece sta lì come un memento nostalgico di tutto un percorso indimenticabile. Non è infatti solo cosa, ma come ci si è arrivati, a rendere QCEQT una grande prova: e per arrivarci i FBYC hanno fatto piccoli passi, quelli che messi in fila creano praterie di spazio, percorsi uno per uno (dall’abbandono delle forme chiuse all’ingresso di un canto sempre più melodico, dalla manipolazione dei ritmi a una produzione che ha allontanato sempre un po’ di più la voce dal livello degli strumenti) senza sconvolgere una poetica ermetica fatta di realismo più che di struggimento (“questa cosa qui”) e per questo così potente e duratura, senza sconvolgere una musica che sembra sempre provenire dalla stanza di fianco e spruzzarti acido negli occhi come una clementina sbucciata. “Presto la smetteremo di chiederci se dove stiamo andando ci saremo anche noi” è la considerazione più adatta per un gruppo capace di mostrare così tanta continuità e insieme tanta voglia di cambiare.

Come Messner quando scalò il Nanga Parbat con il fratello e ridiscese poi dall’altra parte tutto solo, così i FBYC possono essere incolpati di aver ucciso i loro fratelli maggiori, quelli di Sfortuna e di Ormai, e magari qualcuno li accuserà per sempre di questo. E invece fra qualche anno scopriremo che quei fratelli maggiori sono morti in una valanga a due passi dall’arrivo, dopo aver percorso insieme quasi tutta la strada, e che i fratelli sopravvissuti non c’entravano niente, erano solo – tutti quanti – dei grandiosi alpinisti.

Ascolta Quassù c’è quasi tutto su bandcamp o quaggiù, e ricordati che puoi sempre scaricarlo gratis sul sito ufficiale dei Fine Before You Came (bravi ragazzi) e poi comprarti il 12″ qui.

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no, non ho detto noglia.
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