I Sunn O))) con gli Ulver ovvero un errore di percezione comune (che è un modo carino per dire che non capite un cazzo)

Niente è uscito questo lavoro che io attendevo ardentemente, questa collaborazione tra Ulver e Sunn. Fibrillavo, come si suol dire, perché un loro lavoro congiunto pensavo potesse essere positivo nonché pro-positivo, eliminando quelli che io considero dei piccoli difetti nei due gruppi, per fare una sintesi eccezionale tipo come il pane, la nutella, e il panenutella, oppure il lesso, la mostarda, e il lessoconlamostarda (non mi è venuta tanto bene questa metafora perdonatemi, ma sono le sette e ho mangiato una focaccina misera alle 12.15). In particolare speravo che venisse un po’ diminuita la tendenza al fare-bùrdel-con-solo-l’obiettivo-di-fare-bùrdel che in passato mi ha dato sì tante soddisfazioni ma che adesso mi ha un po’ rotto i cojoni dei Sunn, e allo stesso tempo di far “esplodere” in direzione noise la vena sperimentale degli ex black metallari norvegesi.

Il risultato devo ammettere che funziona e mi aggrada, i pezzi sono 3 ma lunghi, e richiama le migliori ultime cose dei due gruppi. In particolare il climax o anti climax per esso che porta al cantato nella terza mi ha fatto venire i brividini. C’è un aspetto “sinfonico” affascinante (dovuto forse alla presenza di ottoni e archi? Figa se sei un acuto ascoltatore samoano, complimenti!), che mi ricorda gli ultimi swans, ma non è questo il punto di cui volevo parlare.

Ultimamente mi sono ritrovato un due o tre volte a cercare di spiegare perché l’arte contemporanea non sia una “merda” con persone dall’indubbio quoziente intellettivo e dagli interessi sagaci nonché caratterizzati da percorsi di studi insigni. E bada bene, non parlo di sdoganare Al Weiwei o l’iperrealismo (che in realtà si sdogana da sè) o Vanessa Beecroft, insomma robe che possono appartenere a una nostra quotidianità, senza una distanza temporale per farci percepire le cose in maniera più obiettiva, ma parlo di grandi nomi del passato che io pensavo fossero “assodati” in un contesto di scolarizzazione superiore alla terza media, tipo Mondrian, o gli studi spaziali di Fontana, o Warhol. Ogni tanto, avendo a che fare con i Sunn, mi ritrovo a fare gli stessi discorsi. Ma che musica fanno, ma che musica è quella lì, ma cosa vuol dire. Il problema è che dalla stampa, o dalla percezione della gente che me ne parla, probabilmente a causa del loro passato (in particolare i khanate, southern lord ecc.) i Sunn sono vissuti  come appartenenti al genere che chiamerò “musica metal piuttosto intelligente”. Ne sento sempre parlare (male) da quelli che si interessano a quella scena lì di Isis, Melvins, Sleep, Neurosis, Boris, insomma quel giro di gruppi lì ci siamo capiti. Questo per me è un errore grosso. I Sunn di “musicale” hanno ben poco. L’ho capito definitivamente vedendoli in concerto al Fillmore anni fa: non era un “concerto”, ma una “performance” (se questo termine ha ancora un senso). Non han fatto le “canzoni” dei dischi, ma hanno portato un “suono”, o più che altro hanno tentato di portare una percezione al limite, o forse non ho capito, ma quello che sicuramente ho inteso è che era “un concetto” che volevano far passare, e schiacciare dei tasti emozionali che si differenziano fortemente da quelli che si toccano suonando delle “canzoni”.  E’ per questo che credo debbano essere associati non a quei gruppi lì di prima, ma invece con quella musica contemporanea concettuale che capisco possa non piacere, ma alla quale uno che ascolta gli Om magari manco ci si approccia e capisce e soprattutto non si mette neanche a denigrare perchè non facente parte “della sua roba”. Dovrebbero essere lì con che ne so Glenn Branca, Arto Lindsay, Merzbow, Fred Frith, Derek Bailey, lo Zorn più malefico,  quelle cose lì che declinano ciò che ha esplorato la musica contemporanea colta meno “melodica” e più concettuale del ‘900 (tipo stockhausen, berio, xenakis, e quelli lì insomma) (quante volte in questo pezzo ho scrito insomma quelli lì?) con strumenti e approccio simile alla musica popolare, che può essere l’utilizzo in maniera sperimentale ed atonale dell’elettronica, delle chitarre acustiche, degli ottoni o, come il caso dei Sunn, degli “amplificatori giganti” del metal. Con questo non voglio dire che non ci siano composizioni felici (l’ho detto forse da qualche parte che alice, è uno dei pezzi muscali miei preferiti di “sempre”), ma che questo non è il loro primo obiettivo. Anche se, c’è sempre un anche se, quando alla speculazione artistica si riesce a combinare un’esperienza estetica piacevole, quelli sono momenti di epifania.

In questo disco personalmente ne ho vissuti un paio, poi vabbè, forse perché partivo munito delle migliori intenzioni. Perchè non sono andato a vedere gli Ulver al bloom? Perchè detesto la socialità, ed ero stanco per aver appeso degli armadietti BESTÅ in bagno e sistemato altre cose (mi raccomando, per il calcestruzzo usare punte del trapano bosch), e perchè fondamentalmente sono una testa di cazzo pigra e annoiata.

 

P.S. E comunque, a richiesta ed in privato, previo consumo di un paio di bottiglie di vino, un mio personale pippone sconclusionato ma accorato sugli studi spaziali di Fontana posso fornirlo.

P.P.S.Tutto questo articolo per dire che se mi incontrate non ditemi “MA COOME TI PIACCIONO I SUUUUUN???????” con la faccia di quello che dice “adesso questo se la vuole menare”/”ha la lebbra/”ma chi vuoi prendere per il culo”/”perché non può ammettere che gli fan schifo”. Il problema è che a te non è richiesta l’accettazione di questo gruppo all’interno dei tuoi gusti musicali limitati. Merda.

P.P.P.S. Che brutta vita che faccio.

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Informazioni su ilsamoano

tu dici che è hardcore quando scleri più di Sgarbi, quando mi cacci la gomma come Barbie, ma arrivi tardi.
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2 risposte a I Sunn O))) con gli Ulver ovvero un errore di percezione comune (che è un modo carino per dire che non capite un cazzo)

  1. MrPotts ha detto:

    Un bel pezzo, complimenti.
    Forse, e sottolineo forse, si portrebbe provare a ragionare a partire dal fatto che i “concetti”, in un certo senso, non si ascoltano, e non si guardano. Se ne è, per così dire, testimoni, e nei casi più interessanti, se ne è affetti. Una volta per tutte, mi verrebbe da dire, e quindi un ascolto che si protragga nel tempo è un po’ un controsenso.
    E poi citi, e condivido, “Alice”.
    In realtà non lo so, quindi saluti e di nuovo complimenti.

  2. ilsamoano ha detto:

    Penso che tu abbia ragione. Ed è il motivo per il quale fatico molto di più a farmi piacere i concerti noise/sperimentali fatti non a dovere. E forse anche per questo che apprezzo chi, in questo campo, fa concerti brevi se non addirittura brevissimi. C’è anche da dire che un’esperienza artistica non credo possa essere istantanea, e abbia bisogno “comunque” di un certo tipo di tempo.
    C’è anche da dire che c’è gente che ha dedicato la vita all’estetica, e io di filosofia non ci capisco molto. Oltretutto poi da “musica noiosa” dovremmo cambiare il nome del blog in “filosofia noiosa” e non so se starebbe bene nel banner in alto, quindi prima di fare la figura dello stupido ammetto la mia ignoranza al riguardo. Ma la discussione al riguardo è sicuramente interessante
    Saluti!

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