tutti mi chiamano giorgio.

ciccio ha già detto la sua in modo complesso, prolisso e competente: ora dirò io la mia in modo complesso, prolisso ed incompetente. e c’è il rischio che non sia neppure prolisso e complesso, in effetti. sabato sera ho assistito – quasi – all’ evento musicale dell’anno, e per farlo ho rinunziato ad altre attività legate all’antiquariato come il concerto degli at the gates e degli impaled nazarene o gli eventi del milano piano city – bugia: prima sono andato al pac giusto in tempo per sentire un raccapricciante omaggio ai pink floyd per pianoforte. sto parlando naturalmente del dj set di giovanni giorgio (but everybody calls him “giorgio”) moroder, tenutosi nel contesto del festival di wired, che è una delle riviste, insieme ad internazionale, rumore et al., che gli stronzi comprano senza leggere per fare finta di essere qualcuno. esattamente come me: l’ultimo numero di wired della mia collezione di quattro numeri di wired l’ho comprato in un aeroporto statunitense con il preciso intento di fare colpo su alcune ragazze che sedevano di fianco a me. fallendo. ma questa è un’altra storia. tornando all’ evento musicale dell’anno, suppongo che la carriera musicale di giovanni giorgio si possa suddividere in un’era pre-daft punk ed in un’era post-daft punk, in un modo un po’ diverso da pharrell, o, per i più attenti ascoltatori, pre post-kavinsky et al., dato che già in tempi pur sospettosissimi ed antecendenti a giorgio by moroder era iniziato il revanscismo – una parola utilizzata a sproposito, verosimilmente, ma che morivo dalla voglia di usare – nei confronti del giorgione nazionale. realisticamente potremmo affermare, come del resto ha fatto un mio amico sabato sera, che i proventi dell’evento musicale dell’anno – quelli delle birre, dei cocktail e della cocaina, immagino, visto che il djset era gratuito – verranno devoluti interamente ai daft punk, dato che, operando una rapida indagine statistica ad occhio, il novantanovevirgolanovepercento dei presenti era lì per i seguenti motivi in ordine di importanza:

1) era gratis

2) birre, cocktail, cocaina et al.

3) i daft punk

(come noterete l’essere ormai laureato ed aver quindi terminato la tesi da tempo non mi impedisce di utilizzare ancora la terrificante espressione et al.).

ha questo una qualsiasi rilevanza nell’ordine naturale dell’universo? a meno che il vostro sport preferito non sia l’elucubrazione e la masturbazione mentale, ed il mio lo è, in un certo senso, anche se pure il basket è carino, probabilmente no. se il vostro problema era trovare parcheggio, fare una telefonata nel raggio di duecento metri da porta venezia, trovare un taxi per tornare a casa – no, questo disguido era dovuto ad altro, ma è molto più comodo far passare anche questa come colpa dei daft punk -, comprare birre, cocktail o cocaina, o ascoltare o vedere giorgio moroder, la questione potrebbe avervi sfiorato dato che i succitati motivi hanno attratto una quantità di persone vicina numericamente alla popolazione dell’asia: ma l’evento musicale dell’anno era così palesemente metamusicale che tutte queste cose, in particolare ascoltare o vedere giorgio moroder, passano in secondo piano, con una sonora ed entusiasta risata, di fronte all’esserci, come ovvio completamento e superamento dell’essere. dove voglio arrivare con tutto questo? non ne ho idea, probabilmente da nessuna parte, anche perché io sabato ho sentito quella della storia infinita, blondie e giorgio che introduceva se stesso con nome, secondo nome e soprannome, e nient’altro, praticamente, ed è stata complessivamente una di quelle cose che mi fa schifo ma mi piace, come alcune relazioni, come interi generi musicali, come milano ed altre cose della mia vita.

 

post scriptum: la sera prima hanno finito presto ed io sono arrivato tardi, in tempo per vedere mezz’ora di ninos du brasil (dove cazzo è l’ondina sulla n?) e spiegare ad una ragazza che sono di pordenone e non brasiliani, e questo mi pare già un complessivo successo per tutti.

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mi piace la musica di satana.
Questa voce è stata pubblicata in acidi, alcolici, andati a male, anti crisi, anziani, archeo-noia, cocaina e puttane, concerti noiosi, cose che non conosco, famosi per i motivi sbagliatissimi, live noia, milano non è la verità ma nemmeno il parcheggio, musica italiana, recensioni sbagliate. Contrassegna il permalink.

Una risposta a tutti mi chiamano giorgio.

  1. Davide Seruggia ha detto:

    volevo lasciare un commento poi ho pensato a cosa succede se la ragazza di commento lo lascia, lascia un commento?

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