che fretta c’era? pt 1.

(non sono bravo a scrivere di musica. in particolare, non sono bravo a scrivere di musica dal vivo, schiavo dell’ermetica reductio “ha spaccato il culo”/”mi sono rotto i coglioni” che a me pare l’unica possibile ma che non trasuda esattamente tecnicismi e considerazioni rilevanti. ma è il sei giugno, è nuvoloso e non ho molto da fare, quindi provo a buttare giù qualche parola sul passato recentissimo ad uso e consumo della mia memoria, ripulendole di alcuni dettagli per non insidiare eccessivamente la mia dignità e la suscettibilità della polizia postale).

il mio approccio a tre giorni di primavera sound e relativa trasferta a barcelona è stato fin da subito contrassegnato da un ottimismo guidato da motivi che sinceramente non ricordo, ed è quindi con ottimismo che mi sveglio giovedì mattina ad un orario non compatibile con la vita, mi faccio trasportare al sempre pratico aeroporto di malpensa insieme a stefano e christian, salgo su un aereo con destinazione barcelona e sempre con ottimismo affronto per tutto il volo un odore che io avrei assunto solo tre giorni dopo e la relativa vicinanza di un pelato che avrei voluto morto per motivi che sinceramente non ricordo, con ottimismo incontro martina che mi ragguaglia sulla situazione degli scontri por la calle causati dallo sgombero di una casa occupata, e con ottimismo per un attimo penso che sarebbe carino avere una molotov da portare al festival, ed è sempre con questo cazzo di ottimismo immotivato che accolgo la notizia che stefano ha due tonsille di colori e dimensioni che si vedono raramente in natura. sono stato al primavera sound nel duemilasette – con l’unico scopo di poter dire, a distanza di anni, di esserci stato “quando non era famoso”, o quando non era, per così dire un festival da hipster froci (cit.) – ed i miei ricordi corrispondono all’incirca ai melvins che suonano tutto houdini, ed era la prima volta che vedevo i melvins, che erano il primo gruppo che vedevo al festival, che era il primo festival della mia vita, ed il suddetto festival per quanto mi riguarda si sarebbe potuto chiudere lì, ad un’ora dalla sua apertura. in effetti ricordo anche billy corgan suonare con una cover band degli smashing pumpkins, che gli slint mi annoiarono, che il samoano ruppe la macchina fotografica di francesca, che gli isis mi travolsero, che c’erano i justice, che durante i sonic youth piansi, che non vidi una quantità enorme di gruppi che avrei dato un rene per vedere con il senno di poi, che stavo in casa di raul di fianco a parc guell e per darmi un tono prima di andare ad annientare le mie velleità intellettive al parc del forum solevo passeggiare tra i bassi arbusti e quelle strane cose di gaudì. con ricordi tanto vividi in testa ed il succitato ottimismo privo di apparato teorico nel cuore mi presento al parc del forum munito di tutto ciò che serve ad un festival, cioè nulla, giusto in tempo per perdermi i real estate e vedere the ex e farmi salire la presabbene – c’è barcelona, c’è il tramonto, ci sono le sostanze psicoattive lecite ed illecite, ci sono io, ci sono the ex, posso azzardare che manchino solo i pompini a domicilio. non conosco bene the ex ma ascoltarli mi ha sempre fatto sentire intelligente e questo alimenta il mio snobismo, ed il fatto che sono olandesi, fanno casino ed hanno una batterista donna li circonda di un alone di simpatia che traspare più da un palco che dai dischi – e l’ultimo mi è piaciuto tanto ed every sixth is cracked è stata una delle mie “feel good hits of the summer” dell’anno scorso. ma parlerò anche di feel good hit of the summer più tardi, quindi non siate precipitosi. io sono stato costretto ad esserlo, precipitoso, per vedere qualche minuto di midlake che, ça va sans dire, si esibivano su un palco lontanissimo – e qui si apre l’annosa questione dello spazio-tempo, intesi come concetti indissolubili e dipendenti, ed estrinsecatasi nel fatto che nonostante le mie condizioni psicofisiche risibili ho anche fatto della attività sportiva poiché, appunto, i due palchi principali, uno di fronte all’altro come nei vecchi gods of metal al mazdapalace, erano montati praticamente alle porte di valencia. dei midlake ricordo con chiarezza che indossavano tutti i rayban ed ho il sospetto che fosse per una questione di stile e non un endorsement da parte di uno dei principali sponsor del festival: questo pensiero mi ha distratto e non ho seguito il concerto, anche perché non hanno fatto pezzi che conoscevo. ne approfitto per una birra e dei noodles. la qualità del cibo è insospettabilmente alta, il che non mi ha ovviamente precluso una sacrosanta gastrite emorragica manifestatasi qualche giorno dopo, cioè ora. temporeggio: il temporeggiare ha costituito il quaranta percento del tempo passato al festival, il camminare ha ricoperto un altro quaranta percento, mentre il restante venti è stato dedicato alla musica. “temporeggiare” in sostanza significa bere birra, fumare e mangiare noodles. alcuni commilitoni erano indispettiti da questa suddivisione del tempo, e dalle sovrapposizioni di gruppi ai quali erano interessati, ma io, dall’alto del mio nuovo approccio zen alla realtà posso dire che non me ne frega un cazzo e, sette anni dopo la mia prima volta, ho capito che l’unica maniera di arrivare alla fine di un festival senza volersi sparare un colpo è fare gli stronzi ed avere il minor numero possibili di scadenze, legami, intolleranze alimentari, tolleranze nei confronti di sostanze e persone ed è per questo che indugio nel bere birra, fumare, mangiare noodles, conoscere australiane che cercano pastiglie, conoscere napoletani che vendono pastiglie e perdermi in quest’allegoria in miniatura del mondo in cui viviamo, mandando conseguentemente a fare in culo st vincent, neutral milk hotel, future islands et cetera.

mi alzo da un tavolo piuttosto confuso e vado con martina e stefano, le cui tonsille sono ora paragonabili al darfur, a vedere i queens of the stone age. odio i queens of the stone age per motivi musicali ed ideologici, i primi rappresentati dal fatto che l’ultimo disco che davvero mi piace dei queens of the stone age risale al duemilauno, credo, i secondi dovuti all’influenza infinita che hanno avuto su una generazione a me contemporanea che ha scoperto lo stoner rock l’altro ieri – che quando io ascoltavo i kyuss nemmeno si facevano le pippe – si atteggia a paladina del rochenrol dopo un decennio di concerti di vasco, ma questo è un problema della brianza, o è un problema mio, perché hanno rovinato il mio giochino. il concerto ha confermato i miei pregiudizi tout-court, il che non fa altro che alimentare il mio delirio di onnipotenza e la mia presunzione di infallibità, o quella che taluni definirebbero ottusità ed intransigenza: è pieno di gente, la quasi totalità della quale è composta da imbecilli – ma questa potrebbe essere una mia forzatura -, i pezzi vecchi mi fanno muovere il culo e quando josh homme intona “nicotine valium vicodin marijuana ecstasy alcohol” abbozzo anche un sorriso, mentre il resto è una serie di lagne e lamenti senza un minimo di tiro, che sicuramente avranno entusiasmato tutto il pubblico pagante del rock in qualcosa che si è tenuto quasi in contemporanea a bologna, il che suggerisce senza ombra di dubbio che il pubblico pagante del rock in qualcosa non capisce un cazzo di nulla. me ne vado sdegnato e felice di essere sdegnato, anche perché sul palco atp stanno per iniziare gli shellac. sugli shellac non ho molto da dire se non che sono stati probabilmente la miglior cosa che abbia visto in questi tre giorni, che dovrebbero essere insegnati nelle scuole, che steve albini dovrebbe essere sindaco del mondo, che fare una foto con lui al bloom anni fa è stato uno degli highlights di questa disastrosa e miserabile vita. ah, hanno fatto anche i pezzi nuovi, mi dicono dalla regia: io ero talmente imbambolato che non mi sono accorto di nulla. dalla regia mi hanno detto anche che nel frattempo hanno suonato gli arcade fire, che c’era molta gente e non so perché ma la cosa non mi sorprende, che sono stati fantastici e non so perché ma la cosa non mi interessa. non ho niente contro gli arcade fire, ho qualcosa contro i loro fan, così come contro i fan di quasi qualsiasi band o entità di qualunque tipo nell’universo, ma non gliene faccio una colpa. mi andava anche, di sentire le sigle dei programmi di la7, ma sul palco vicino agli shellac attaccano i touché amoré che mi ero perso la settimana precedente a milano. come supponevo la cosa è finita in caciara come sempre con questi gruppi screamo che ti urlano che sono innamorati ed intanto ti prendono a ceffoni in faccia. nella fattispecie è andata così:

(lo so che è storto, siete capaci di metterlo dritto? vi farò pervenire a casa una coccarda.)

quello è christian, è una persona a cui vogliamo tutti bene. poco dopo questo disastro sonico faccio in tempo a vedere tre pezzi di charles bradley, poi moderat che immagino sia stato emozionante credo soprattutto per chi tra il pubblico non era in grado di intendere e di volere come il sottoscritto, ed a chiudere il dj set del tizio degli  che non ho capito essere il tizio degli xx fino a qualche giorno dopo, nonostante avesse inopinatamente messo gli xx dopo un’introduzione vagamente motown e jon hopkins ed altre cose che non ho riconosciuto. torno a casa di martina a poble sec e perdo conoscenza fino alle quattro del giorno dopo.

Annunci

Informazioni su paranoise

mi piace la musica di satana.
Questa voce è stata pubblicata in recensioni sbagliate. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...