R O D O D A T T I L A: Valerian Swing VS Ben Frost

ben frostvalerian swing aurora

Una settimana fa è uscito il nuovo disco dei Valerian Swing: è bello, migliore del precedente secondo me, l’ha prodotto uno bravo, è stato registrato in un bel posto, eccetera, ma non è questo il punto. L’album si intitola A U R O R A, come il mattino, come la dea con le dita rosa, e si scrive così con gli spazi fra le lettere, come se ogni lettera fosse un dito rosa di una mano molto stiracchiata. In primavera era uscito un disco con lo stesso titolo, spazi compresi, dell’australiano Ben Frost. E allora, poiché ultimamente ho in testa solo ste cose sceme, e siccome il disco di Ben Frost mi era piaciuto e mi ero dimenticato di recensirlo, ho deciso di confrontare le 9 tracce di A U R O R A con le 8 tracce di A U R O R A.

A Single Point of Blinding Light vs 3 Juno
Il succo dei due pezzi è la sorpresa, aprosdoketon se mi permettete: dopo un’intro quasi inudibile Ben Frost tira fuori uno scatto techno che chiude il suo disco su un accordo che a orecchio mi pare lo stesso che apre il disco dei Valerian Swing. In quest’ultimo caso un’apertura cazzutissima si lascia interrompere da un attacco fracassone emo: il senso di questo agguato, lokhos se mi permettete, è quello di dare la cadenza dell’evoluzione di stile del gruppo mostrando l’evoluzione stessa come un cambio repentino. Cosa che non è, ma ne esce fuori un gran pezzo.

Venter vs Cancer Minor
Il primo pezzo sale di tonalità offrendo una melodia che sul finale si fa sempre più alto e sempre più ossessivo. Il secondo fa il contrario, scende e sbraga (ma poi ritorna al principio con una variazione riccardona). In entrambi si sente come uno stiracchiarsi delle orecchie. In entrambi i casi ci sono un sacco di pelli che rumbano (sintetiche o no, poco importa).

Sola Fide In Vacuum
Due pezzi con titoli vagamente latini: già mi piace questo confronto basato su elementi esteriori (ma poi, se crediamo a Genette, le periferie di un discorso valgono almeno quanto il centro). Ben Frost comincia con una sorta di melodia nascosta nella distorsione, per poi inquietare il pezzo e portarlo a una specie di delirio. I Valerian Swing partono con una nota acidissima e poi anche loro nascondono una melodia in minore dietro un gran casino. In due minuti senza parole si racconta una storia tristissima, che poi nell’ultimo minuto ha la sua parte lirica che sembra venire da una galassia lontana, che poi è la stessa in cui siamo.

The Teeth Behind Kisses vs Cariddi
Di nuovo mi concentro sui titoli, entrambi molto belli ed evocativi. Ben Frost inizia ambient, turba l’atmosfera con un beat distorto legnoso e storto, poi lascia entrare delle campane che riportano l’atmosfera come nella costruzione circolare della Notte sul Monte Calvo di Mussorgskij: la sensazione è che ci si caga sotto, come quando alla maniera di un novello Zeno ci si concentra sui denti nascosti dietro le labbra che baciano, rovinando per sempre la quiete di un momento topico. Ascoltare di seguito Cariddi può provocare un infarto: ma la combinazione funziona, come un sandhi linguistico di inquietudine e spavento. Del resto, non è che Cariddi fosse proprio un mostro come gli altri: prima di diventare una specie di pesce maelström che provocava gorghi con la sua bocca era nata Naiade, cioè ninfa delle acque dolci; quindi cosa ci sta a fare Cariddi in mare se non sentirsi estranea? Se non trovarsi davanti agli occhi ogni santo giorno quella fortunata di Scilla, anch’ella naiade, che fra le appendici mostruose almeno lei un po’ di antropomorfismo lo mantiene? La prospettiva pessimistica di questa trasformazione viene però nettamente riscattata dal finale (e dalla sua tromba nostalgico-riverberata), ma non se ne può fare una colpa ai Valerian Swing.

Nolan v Spazio
Solo perché Christopher Nolan sta preparando il filmone del decennio che parla di spazio? No, vabè: e mentre cerco un altro Nolan per far girare l’analogia, il pezzo fa la voce grossa, come se suonasse dentro un grande spazio vuoto. Comunque il punto in comune fra i due pezzi è forse una certa ispirazione un po’ più alta e un po’ laterale: per questo, perché noi ascoltatori badiamo più alle devianze che alle regole, sono due pezzi abbastanza rappresentativi dei rispettivi dischi. Nel caso di Ben Frost l’ispirazione laterale è quella di fare una specie di singolo, un singolo forse in un altro pianeta dove gli elementi di una musica pop prefabbricata possono essere i loop che si accavallano sempre più distorti e compressi fino a formare tutti insieme una specie di rumore bianco grasso. Sul finale c’è anche una specie di melodia che – per qualche malattia mentale tutta mia – mi ricorda Yo Soy CandelaSpazio intanto ha una costruzione quadratissima, quasi classic rock: inizia anche lui con una voce grossa, che è un inganno prima di mostrare la sua vera carta in un giro emo che da lì in poi, interludi springsteeniani inclusi, porta il pezzo fino alla fine (una fine molto ben suonata peraltro, bravi).

Secant v Parsec
Il pezzo più metal del disco di Ben Frost, sempre disturbatissimo come una radio in galleria ovviamente, con le batterie Nine Inch Nails tutte al loro posto (che sono l’equivalente nel rock odierno delle batterie fustino Dixan di Phil Collins negli anni ottanta). Il basso di Parsec fa pure lui una cosa molto metal, con i glissando al posto della tonica – ammesso che questo significhi qualcosa – ma è molto metal pure il secondo segmento, luddisticamente e ludicamente franto in mille pezzettini psichedelici per qualche secondo. Il pezzo si prende un momento per il canto, come tutti gli altri del disco dei Valerian Swing: è proprio vero che l’Italia è il paese del bel canto, pure nella musica con le chitarre distorte.

Flex v Calar Alto
La prima traccia del disco di Ben Frost, come poi l’ultima (l’ho già scritto), inizia dalle parti dell’inudibile per poi saltarsene fuori con qualche salto (qui minimo). Ci sono battiti di ritmo cardiaco e bordoni alti – che non si dovrebbero chiamare così quindi – come se l’australiano volesse iniziare il disco con una traccia di puro fastidio per allontanare i fighetti (miodio). Odio questo pezzo. Il pezzo finale dei Valerian Swing fa una cosa simile con le note tenute, con un organetto che se fossero gli anni settanta sarebbe stato suonato da John Paul Jones. Mi piace come la nota cambi quasi in controtempo, ma la sua spazialità è un po’ troppo didascalica per un disco che parla di spazio: in sostanza l’intro è la parte peggiore e più scontata dell’album. Cerca di redimersi con un movimento emo destando il medesimo senso di sorpresa che si prova nell’apprendere che l’osservatorio di Calar Alto si trova ad Heidelberg e non in un paese ispanofono. Il problema è che questo gioco lo ripete un altro paio di volte, e alla fine stanca.

Diphenyl Oxalate
Ben Frost sfida le barriere dell’ascoltabile con un pezzo che è confuso come gli INCI che contengono la sigla chimica che dà il titolo al pezzo. Il composto di cui sopra è quello responsabile della luminescenza dei lightstick, e ho capito il riferimento ai rave, ma queste facili allusioni stancano. Questo pezzo non merita paragoni.

No Sorrowing v Scilla
Qui Ben Frost fa di nuovo l’ambientista, nel pezzo non c’è molto oltre l’atmosfera: giusto un pulsare su un La lontanissimo e digitale. Sembra un minimalismo sbiadito, ma l’esperimento acustico che propone è un invito a concentrarsi sui pattern ripetitivi che rendono un unico suono le diverse armonie di un La basso, prima che intervenga il suo fratello qualche ottava più in su. Se c’è una morale nell’A U R O R A elettronico, è che neppure il mondo artificioso dell’elettronica è privo di una sua mitopoiesi interiore. Non è questo il mio pezzo preferito di Ben Frost, mentre Scilla forse è il mio pezzo preferito dei Valerian Swing: potrebbe essere stato suonato dagli stessi in collaborazione con i Crash of Rhinos e i Gazebo Penguins (che so – e riconosco – nei cori). Un pezzo pienamente emo, che dà la direzione al resto del disco, che però non gli somiglia sempre. Se c’è una morale nell’A U R O R A punk è che i generi, i riferimenti, le citazioni, le fonti sono discorsi fatti a valle, quando il torrente è divenuto un torbido fiume: possiamo pure trovare tutte le particelle in sospensione, e non si potrà negare che molte di queste provengano direttamente dalla sorgente, ma l’acqua a quel punto non sarà più potabile. E invece il disco dei Valerian Swing si beve con molto piacere.

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no, non ho detto noglia.
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