Recensione non così utile di “You’re Dead!” di Flying Lotus

Sor-presa! Sei morto! HAAHA!

cantavamo lavorando in un magazzino io e un mio collega, praticando un usuale gioco divertentissimo (per noi) che è quello di tradurre al volo i testi delle canzoni, in questo caso applicato al famoso pezzo dei Faith no more, che capitava più spesso di altri in quanto all’interno di uno dei pochi cd che piacesse ad entrambi. Non credo che il nostro Loto Volante volesse fare riferimento a quel pezzo, ma vedendo il titolo a me ha fatto pensare alla cosa e ci tenevo a dirlo. Quindi diciamo che parte bene questo disco con me, perchè instaura subito un rapporto emotivo ricordandomi un’esperienza positiva, come può esserlo quella di fare lo stupido durante interminabili ore a spostare oggetti da un punto A ad un punto B. C’è anche da dire subito però che io non l’ho mica capito il perchè del titolo, nel senso che non è che nel disco ci veda tutto questo senso di morte o termine della vita o fine di tutto o uccisione di qualcuno o sgozzamenti (che il punto esclamativo può EVIDENTEMENTE richiamare) o sbudellamenti o torture o ammazzamenti o teste fracassate o malattie gravissime. Forse un morire per risorgere? Forse no.

Non che non avessi capito solo il titolo, in quanto avevo dei problemi con tutto il disco in generale. In realtà leggendo qua e là ero parecchio spaventato dal fatto che il nostro beniamino potesse essere caduto in un possibile trip che molti artisti elettronici hanno a un certo punto della loro carriera, e già accennato con il precedente disco Until the Quiet Comes. Forse soffrendo di un complesso di inferiorità inutile rispetto ai musicisti che suonano uno “strumento vero”, a volte questi soggetti produttori cadono in banalità strumentali pseudo jazz/fichette abbandonando il seminato digitale, facendo cose magari piacevoli ma sicuramente meno interessanti. Sto guardando voi, Bonobo e Squarepusher.

La mia paura legata a questo disco poteva avere dei fondamenti visto il numero di assolazzi e robe “suonate” dal vero, e io all’inizio mi ero un pò spaventato. E invece, come al solito, sbagliavo

Partiamo però da un altro punto.

Questo “You’re Dead!” è vario, molto vario. A testimonianza di ciò il fatto che ci siano 20 pezzi in 38 minuti, e qualcosa vorrà pur dire. La vena predominante, come già anticipato, è quella legata alla “fusion” o jazz, robe a tratti Wheater Reportiane con il fido Thundercat (per quanto un gatto possa essere fedele) in una veste JacoPastoriousiana (scusate, lo so con sti neologismi, scusate), che sparacchia molte sequenze di note più o meno veloci e con suoni di basso educati. Forse è questo l’unico denominatore comune di tutti i pezzi (più o meno, o più meno che più), anche se verso la fine c’è una virata verso produzioni più usuali per Flylo. Herbie Hancock suona in due pezzi, e secondo me non è proprio una cosa così a caso insomma. Se in lavori del passato le parti suonate mi sembravano più considerate come un campione da mettere lì come complemento, più per il suono e la timbrica in sè che per le partiture, qui invece le note sono più studiate e l’interazione tra gli strumenti più classica, ma non noiosa. (Non che classico sia sinonimo di noioso eh, facciamo subito questa disambiguazione prima di litigare per niente).

Questo You’re Dead ha anche dentro moltissime altre cose, che vengono però fuori dopo tanti ascolti. Se difatti il pezzo più accattivante per orecchie non attente è quello con Kendrick Lamar, altri pezzi più matti come Cold dead o Coronus the terminator con vari ascolti si fanno apprezzare con piacere. Non si è allo stesso tempo perso un certo senso di claustrofobia, dico quella data da suoni schiacciati tra loro dalle compressioni violente, quasi che si scontrino e facciano uscire solo parte di quello che si “potrebbe” ascoltare, quella roba lì insomma l’avete capito.

Il disco comunque è bello. Nella sua interezza mi sembra la prova più completa e godibile dall’inizio alla fine del nostro amico VolaBasso (FlyLo, capita? vabbè, lasciatemi perdere). Più strutturato, Più oscuro che in passato, e, aspetta che adessa arriva il clichè, eccolo eh aspetta un secondo ancora, arriva arriva eh, mi sembra più MATURO.

Insomma il disco è figo, cattivo il giusto, e non è caduto nelle seghe jazz di altri tizi elettronici.

Ah c’è Snoop Dogg (o Snoop Lion o The artist once formerly known as Snoop Dogg) in un pezzo, chissa perchè.

Che poi bisogna capire perchè scrivere le recensioni. Che poi bisognerebbe anche capire perchè NON scriverle. Che mondo difficile.

 

 

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Informazioni su ilsamoano

tu dici che è hardcore quando scleri più di Sgarbi, quando mi cacci la gomma come Barbie, ma arrivi tardi.
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