morire sul palco, vivere per sempre

è di ieri la notizia della prematura, per quanto sarebbe utile circostanziare il termine “prematuro” usato in questi casi, scomparsa del cantante mango, seguita a distanza di ventiquattro ore da quella del fratello del cantante mango, a dimostrazione del fatto che con la familiarità per patologie cardiovascolari non si scherza e che la morte è una cosa seria. il cantante mango è morto sul palco, qualcuno con cattivo gusto in questi casi dice sempre “come avrebbe voluto”, ma immagino ci sia sul serio qualcosa di poetico e grande e significativo nel morire su un palco, come mark sandman, feiez, miriam makeba e berlusconi, e tutti questi tragici eventi sono avvenuti in italia, a dimostrazione che questo paese uccide e la dieta mediterranea non fa poi tanti miracoli. per una coincidenza fortuita la morte del cantante mango accade a dieci anni e qualche ora da un’altra prematura scomparsa su un palco, che in questo caso era quello di un locale di columbus, ohio, e visto il contesto socio-geografico l’uscita di scena è stata forse meno toccante ma più spettacolare, una sparatoria che ha lasciato cinque cadaveri tra cui quelli dell’omicida e di dimebag darrell, che all’epoca promuoveva un disco con i damageplan ma che era ed è ricordato per avere a grandi linee inventato un genere, o quantomeno un filone, e per essere stato uno dei pochi riferimenti dell’heavy metal tutto in un periodo, gli anni novanta, in cui era poco più che una barzelletta, ed ammetto di non conoscere la storia del cantante mango che effettivamente potrebbe avere rappresentato la stessa cosa per un certo cantautorato, quello dei video di notte su retequattro, ma la coincidenza mi ha in qualche modo colpito, e ricordato che la morte è una cosa seria. io non ho mai visto i pantera dal vivo, nel duemilauno avevo acquistato con mesi di anticipo il biglietto per la data al mazdapalace con gli slayer, in quello che sarebbe stato più o meno il mio supersweet sixteen, ma annullarono il tour a causa dell’undici settembre, e questo rimane lì nel passato, una cosa che non potrò più avere, ma dei pantera rimangono comunque tre o quattro dischi di cui conosco praticamente ogni singola nota, studiati molto più del greco al liceo ed anche per questo negli anni molto meno dimenticati del greco, quel genere di cose buone per ogni occasione, che almeno un paio di volte all’anno riascolti per una sorta di necessità o anche solo per opportunità, sdoganate anche nelle upper e nelle lower class musicali, ed è forse questo uno dei meriti dei pantera, insieme a molti altri. pare che dimebag darrell fosse anche quello che nei telegiornali definirebbero una “brava persona” e non in modo ipocrita, almeno a leggere le parole di dave grohol e molti altri, io non posso espormi a riguardo come non potrei farlo nei confronti del cantante mango, ma a differenza di quest’ultimo, dimebag darrell e quei tre o quattro dischi sono parte delle duecentonovantasei cose che in qualche modo mi hanno cambiato la vita, e di questo non posso che essere grato.

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mi piace la musica di satana.
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